AUGUSTO PICCIONI.
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SALTAPICCHIO 
E LUMACHINO. AVVENTURE UMORISTICHE DI DUE MONELLI.
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1944. G. B. Paravia e Compagni, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Un'opera per ragazzi di Momus, nome d'arte di Augusto Piccioni, fantasiosa e divertente.
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L'AUTORE.
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Nacque a Foligno nel 1874 e mor nel 1926. Fu maestro, Direttore Didattico e poi Ispettore Scolastico. Fu scrittore ed illustratore. La stragrande maggioranza delle sue opere comparvero con lo pseudonimo di Momus e furono testi di svago per fanciulli, scritti in un periodo di circa trentanni, e per questo motivo influenzati visibilmente dai generi pi popolari per il tempo. Troviamo quindi libri ispirati da Collodi, oppure viaggi esotici alla maniera di Salgari, e brevi testi, spesso in rima, di supporto a libri illustrati. Talvolta Piccioni, che si dilettava di pittura, illustr i libri da lui scritti. Tra i protagonisti troviamo spesso ragazzini particolarmente vivaci, veri e propri monelli, protagonisti di libri umoristici,
I suoi libri e la sua figura oggi sono stati praticamente dimenticati  fino al 2018, quando nellIstituto Comprensivo Nicola Badaloni di Recanati, che ne custodisce un ritratto, fu aperto un atelier creativo a lui dedicato, il #MomusAtelier. Di lui si ricorda il motto Non  mai tardi per andar pi oltre.
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SALTAPICCHIO 
E LUMACHINO. AVVENTURE UMORISTICHE DI DUE MONELLI.
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PROLOGO. di Giovanni Bitelli.
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Quando Carlo Collodi fu dichiarato insuperabile umorista e scrittore per ragazzi senza confronto, la schiera degli scrittori burleschi per linfanzia divent legione. Senonch limitazione degener immediatamente in grottesca scimmiottatura, e linsipidezza prese il posto di quel frutto gustosissimo che lautore di Pinocchio aveva donato allItalia e al mondo.
Non  il caso di tediare con una lunga enumerazione. Certo  che la degenerazione stilistica e fantasiosa fa anchoggi pena.
Fra i molti imitatori di Carlo Lorenzini e del suo Pinocchio conviene mettere anche Augusto Piccioni (1874-1926); il quale, in verit, deve essere ritenuto pi che un imitatore pedissequo, un seguace originale.
Infatti il suo umorismo non  mai sguaiataggine, e i voli della fantasia sono arditamente personali. C una schietta vena spiritosa nel suo narrare, e soprattutto una bonariet paterna non artefatta. Lo stile si sostiene robusto in una atmosfera garbata: difficilmente, e in ben pochi libri, cade nella leziosaggine.
Le migliori sue opere sono Saltapicchio e Lumachino, Mangiapappa e Zuccatonda, Smemoratelli e C., Monellucci e monellacci. Si tratta sempre di ragazzi vivaci, di birichini a tutto spiano, di fanciulli che hanno largento vivo nel sangue, il moto perpetuo nella mente, il motto arguto sul labbro.
Taluno ha osservato che questo portare in mezzo ai ragazzi, gi birichini per natura, esempi classici di birichinate, conduce i lettori ad una triste imitazione pi che al buonumore. Degenera in scapestratezza.
Non  vero.
Il ragazzo vivace, profondamente buono, trover se stesso scolpito nelle figurette guizzanti di Momus. Per questo non varcher affatto i confini della gioconda, saettante birichineria. Mentre il ragazzo instintivamente declinante al malaffare trover scialbe, sciocche, stupide queste umoristiche avventure e polarizzer le sue preferenze verso visioni episiodiche pi forti e maliziose. Cercher emozioni pi consone allistintivo turbamento della sua sensibilit, e le trover, purtroppo, in visioni cinematografiche e in libri che invitano ad una passionalit morbosa.
La spigliatezza, la schiettezza, dir, lingenuit bambinesca delle monellerie di Saltapicchio e Lumachino destano soltanto ilarit. La pi gustosa ilarit. Senza che la vena limpida del narratore chieda mai respiro, senza che lo scintillo del racconto saccasci nel manierato.
Appare, fra riga e riga, la causticit toscana. Scoppia il frizzo e fa capolino la presa in giro mordace, che trabocca anche nella lingua. Ma quel toscaneggiare non eccede, sicch il periodare  sempre scorrevolmente italiano.
Far leggere ai ragazzi queste avventure umoristiche  procurare loro unora di sana gioia. Raccolgano lesortazione babbi, mamme, maestri.
Giovanni Bitelli.
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Nota dell'Editore.
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Originalmente queste vicende erano divise in due volumi: Saltapicchio e Lumachino e Nuove avventure umoristiche di Saltapicchio e Lumachino. La divisione nuoceva, letterariamente, alla loro continuit. Pensiamo che riunirle in un volume solo siano pi logicamente unite e abbiano virt di suscitare maggiore piacevole interesse.
G. B. Paravia e C.
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Il naso del signor sindaco.
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Di fuori un rasoio immenso di legno inargentato, che alla luce sanguigna del tramonto prendeva un aspetto truce e terribile, come duna luccicante mannaia sospesa sul capo dei clienti che si fossero arrischiati ad entrare in bottega; dentro, una grande specchiera, un lume a petrolio molto fumante, ma in compenso anche molto puzzolente, un seggiolone girevole ed una vetrina piena dunguenti, di cerette, di saponi profumati. Era il Salon pour toilette1 di Ferdinando Bellachioma.
Oh quel toilette! Era stato causa, per pi dun mese, di litigio tra il sindaco e il farmacista. Il primo diceva che si doveva pronunciare tualet, il secondo toilet. Se non ci fosse entrato di mezzo Nando sarebbe andata a finir male: il sagace figaro sentenzi che si doveva dire teletta e tutto fin l.
Tanto valeva allora scriverlo in italiano!
Oh no! Giammai; era pi aristocratico! Ma le pare!
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In quella serata caldissima destate il Sindaco, signor Polibio, volle farsi radere la barba. Per dinci bacco!, il giorno dopo cera una festa nuziale a Sassofortino, ed essendovi degli invitati bisognava andarci con tutte le regole della buona creanza. Con i baffi che spuntavano come setole di cignale prendere parte al geniale banchetto sarebbe stata una villania... per dinci, dinci baccone!.
E mentre il signor Polibio, sdraiato sulla poltrona, col suo bravo asciugamano di bucato stretto intorno al collo, con la mente andava accarezzando il divertimento del giorno dopo, il bel pranzo che darebbe il padre della sposa a tutti i convenuti e gli onori particolarissimi che toccherebbero al sindaco, Saltapicchio, il giovane di bottega, andava lievemente radendo la faccia rubiconda del magistrato.
Che tipo quel ragazzo!
Un discolo che non aveva membro che tenesse fermo, una lingua senza freno, lunga mezza spanna.
Era stato lui che lanno innanzi, il primo giorno che aveva fatto lingresso trionfale nella bottega di Nando, aveva detto al sindaco con una faccia tosta da levare gli schiaffi di mano:
Signor Polibio, smetta questo naso.  finito carnevale ed  in buonissimo stato. Lo serbi per questaltranno!
Sul principio il barbiere aveva rischiato di perdere i clienti, ma poi, pian pianino, tutti serano abituati alle facezie ed alle birichinate del monello e ci ridevan su; magari anche se Saltapicchio in quei momenti prendeva occasione per far terminare la risata turando loro la bocca con una pennellata di sapone.
Mentre dunque Saltapicchio andava radendo le guancie rosate del sindaco, unombra apparve sulla vetrina e due colpetti furono bussati, con le nocche, sui vetri.
Era Lumachino, lamico indivisibile del piccolo barbiere; un gingillino come lui, secco ed asciutto come uno stecchino da denti, con due grandi occhi fondi ed azzurri come il cielo che, la notte, gli serviva da tetto. Giacch quel benedetto figliuolo era stato impossibile avvezzarlo alla vita casalinga. Era uso alla vita libera. Capitato un bel giorno in paese con un sacco di stracci, che chiamava i suoi indumenti, si era invaghito del luogo ed aveva piantato le tende.
Come viveva? Ma! Girava di cascinale in cascinale, aiutava i contadini nei faticosi lavori. Cantava per le osterie, eseguiva giochi ginnastici, faceva insomma un po di tutto. Lo si vedeva mangiare allombra dun carro o dun albero la sua fetta di pane, tranquillo e felice: poi la notte spariva.
Andava a dormire allaria aperta, diceva lui. E cos doveva essere infatti, perch nessuno si ricordava daverlo ricoverato in casa.
Intanto Lumachino, vedendo che lamico non se la dava per intesa, buss nuovamente ai vetri. Questa volta Saltapicchio si volt, e strizzando locchio gli fece una mossa che su per gi voleva significare: Aspetta dunque; non vedi che ho sotto le mani questo ippopotamo?.
Ma laltro parve non essere convinto, e, ribussando nuovamente, mostr agli occhi del compagno, come una mezza luna fiammeggiante, una bella fetta di cocomero. Laveva mandata a comperare Saltapicchio col soldo che poche ore prima aveva ricevuto di mancia dal curato, e aveano deciso di mangiarla facendo a met.
Il minuscolo barbitonsore a quella vista si sent commosso ed il rasoio trem. Tac...
Per dinci bacco, sta attento.
Niente niente, signor Polibio, e per coprire la faccenda immerse mezzo pennello nella bocca del sindaco.
Auff... auff...
E domani cos, illustrissimo signor Polibio, sar in gran festa. Bravo, bravo!, seguitava imperturbabile il monello.
Veduto poi che dal di fuori Lumachino gli faceva cenno di mangiare la fetta di cocomero, Saltapicchio alz il rasoio in aria e trinci un terribile colpo.
Met, grid, e poco ci manc che non tagliasse davvero a met la faccia del paziente.
Misericordia!, esclam questi impaurito.
Bella festa, signore. Vi sar anche sparo di mortaletti come alle sagre. Oh come mi piace: Bum, bum, bum!..
Ohi!
Bum... bum... bum!, badava a gridare Saltapicchio tenendo docchio il compagno che lentamente mangiava il cocomero.
Quando vide che la fetta sera man mano assottigliata e chera meno che mezza:
Basta!, rugg.
Ma che basta, se ancora mi devi radere i baffi.
Vero... verissimo, mastic il ragazzo, sgranando certi occhi da impaurire verso quel birbante di Lumachino, che ridendogli sul muso seguitava ad ingoiare tranquillamente il resto del cocomero.
A quellinsulto a Saltapicchio sintorbid la vista. Mentre con una mano teneva la punta del naso del Sindaco e con laltra radeva il labbro superiore, ebbe un istante dabbattimento e sollevando le braccia al cielo:
 finita!, esclam.
 finita davvero, url il povero sindaco con mezzo naso di meno.
Alzatosi furibondo si slanci contro il carnefice.
Ma s... piglialo!
Saltapicchio avea preso vantaggio, e, spalancata la porta, era sparito in fondo alla stradicciola.
Piglitelo, piglitelo,, urlava linfelice filando sangue dal naso come una fonte perenne.
Saprirono porte, si sbatacchiarono finestre e in un momento la strada formicol di gente.
Saltapicchio si vide allora perduto. Aveva gi il fiato grosso e capiva che non doveva tardare molto ad essere agguantato. In quella una porticina socchiusa gli si para innanzi: entra a tentoni, trova una corda e senza star l a pensare si arrampica.
Don!... don!
Glinseguitori si fermano come dincanto, meravigliati, si guardano e tornano indietro gridando:
Al fuoco! al fuoco!; mano alle secchie.
In quel medesimo istante il povero ragazzo, che aveva scambiato la corda delle campane per una corda qualunque, stanco e sfinito perveniva in cima alla prima finestra del campanile e mandava un sospiro grosso grosso di soddisfazione.
Era salvo!
Dallalto la campana mandava un brontolo sonoro: pareva anchessa gioire insieme al fanciullo.
Partenza per ignota destinazione
Di lass Saltapicchio vedeva, negli ultimi bagliori del giorno, nelle soavissime tinte viola del crepuscolo, una miriade di tetti, di comignoli.
Il paese prendeva un aspetto nuovo e fantastico.
Guard lungamente quellampia distesa di tegoli cercando dindovinare le case note, lanci unocchiata nello spazio bianco della piazzetta dove un brulicho di ombre sagitava cercando il fuoco immaginario, poi, comprendendo che non doveva neppure per sogno pensare a scendere:
Avanti, disse, coraggio. Cerchiamo un cantuccio per dormire.
Dette un ultima occhiata al paese, unaltra al cielo limpidissimo, dove chiara e lucente gi palpitava la prima stella; scrut il profondo abisso del campanile che gli sapriva ai piedi, guard in alto la campana e mand un profondo sospiro.
Dove sarebbe andato?
Acciderba! Bisogna riattaccarsi alla corda e scendere. Non voglio mica dormire quass allaria aperta in compagnia delle civette. Risoneremo al fuoco!
E stava gi per mettere ad effetto il suo proponimento, quando gli dette nellocchio una specie di porticina tagliata nel muro ed intonacata di calce.
Savvicina, spinge; il muro cede e, nella bocca nera che gli sapre dinanzi, scorge una scala di legno. Non sta tanto a pensare; infila luscio e gi. Uno... due... tre...
Ma che non sarriva mai?
Bum! Ci siamo. Una sbucciatura al ginocchio ed un corridoio. Il corridoio ci voleva, la sbucciatura no davvero. Pazienza!
Entra fra quelle pareti umide e nere in un buio dinferno e, dopo pochi passi, si trova allaperto.
Cio allaperto veramente no, perch quel corridoio portava sullorgano di una vecchia chiesa non pi uffiziata. Se non ci credete, domandatene informazioni al sagrista Scudinizzi.
Toh! toh!, sclam Saltapicchio grattandosi la cuticagna.
Questa  nuova!, 
Poi con lidea di dormire soggiunse:
Dove si dorme? Gua, nel confessionario!
Scese a precipizio le scalette a chiocciola dellorgano, entr nella navata della chiesa, savvicin allunico confessionario e alz la stanghetta. Unombra paurosa apparve allinterno. Il povero ragazzo indietreggi e si sent mancare.
Sei poco ciuco!, diceva intanto lombra allegramente dal di dentro., Non mi riconosci? Sono Lumachino... lamico tuo... quello che si  mangiato, alla barba tua, alla barba che non hai e che radi agli altri, la fetta di cocomero.
A quel ricordo, a quella voce Saltapicchio riconobbe lamato compagno e riprese animo:
Madonnina!, esclam, mhai messa una paura addosso! Sento che le gambe mi fanno ancora... giacomo... giacomo.
Bravo, bue!
Bravo, berlicche!
I due monelli ruppero in una risata.
E che fai tu qui?, domand Saltapicchio curioso.
E tu? Ti par modo codesto di venire a svegliare gli amici?
Dormivi dunque?
Toh! E che cosa volevi che facessi?
Corpo duna pipa rotta, sei un granduomo.
Lo credo. Non sei il primo a dirmelo,, rispose Lumachino con un certo orgoglio.
E da quanto tempo dormi qui?
Sar un anno. Prima dormivo sul campanile, poi scesi allorgano, da quello al confessionario, ora ero in procinto di salire al pulpito: capisci,  estate e ci fa pi fresco.
E non hai paura tu?
Paura; e di che? Sei poco grullo. Vieni, parleremo domani. Gi mimmagino perch sei fuggito. Ho assistito alla decurtazione del naso del signor Polibio. Eccoti un po di posto e dormiamo insieme.
Accetto, ma...
Ma?
Ma prima di dormire vorrei domandarti un favore.
Di.
Non ci sarebbe niente da mangiare? Guardati nelle tasche. Chi sa, a volte, per isbaglio, potresti avervi lasciato qualche cosa. Ho unuggiolina allo stomaco.
Non hai mangiato dunque?
No, sospir Saltapicchio.
Bah! Mi fa compassione questo pezzente,, disse laltro uscendo dallo strano ricovero., Venite miserabile... Qualche cosa vi trover di certo.
Risalirono sullorgano, girarono dietro le canne sonore ed acceso un mozzicone di candela apparvero agli occhi stupefatti di Saltapicchio salami, tocchi di cacio, pezzi di merluzzo salato, noci, tozzi di pane ed anche delle bottiglie.
Questa  la mia guardaroba, disse Lumachino con orgoglio.
Di la mia credenza, corresse laltro agguantando senza tanti complimenti mezzo chilo di formaggio.
Di, come ti pare, ma... non mangiare tanto. Ti potrebbe far male.
Hai ragione.
Saltapicchio simpossess dun salame.
Piano, piano.
E la fetta di cocomero?
A quel ricordo tutte due si guardarono in cagnesco e tacquero.
Hai uno stomaco di ferro, sospir dopo un poco Lumachino assistendo, spaventato, alla strage delle sue vettovaglie.
Oh s, grazie a Dio, lappetito non mi manca. E tu? Non far complimenti, mangia; fa... come se fosse roba tua.
Grazie, non ho fame..., rispose Lumachino.
Poi, tanto per divagare il terribile divoratore:
Di, un po,, domand, raccontami per filo e per segno come  andata a finire la faccenda del signor Polibio.
Aspetta, per bacco: fammi mangiare in santa pace. A momenti mi strozzo... Auff... Ecco. Devi sapere dunque... Aspetta; lasciami assaggiare questuva passa.
Crepa!
Come?
Niente niente! Buon appetito!
Dunque ascolta. Stavo radendo quellistrice di...
Saltapicchio raccont tutto al compagno, ma alla fine del discorso, delle provviste di Lumachino cera poco da parlarne.
 un affar serio, disse questi pensando alla strage delle vettovaglie.
Pur troppo! E che mi consigli?
Di prendere qualche medicina per calmare questappetito indiavolato.
No, no,, disse seriamente il piccolo barbiere., Lascia da parte gli scherzi. Che faresti nella mia situazione?
Bah! una cosa semplicissima: me ne andrei. Non puoi mica presentarti nel paese dopo avere tagliato il naso al sindaco?
Hai ragione.
E senti, ti dico anche unaltra cosa. Se partirai, verr anchio. Ho bisogno di cambiare aria.
Sei un angelo tu! Ma dove andremo?
Toh! Si parte e si va... si va in qualunque posto. Si va pel mondo a far fortuna.
Bellidea!
Accetti?
Accetto.
Ecco la mano,, e i due monelli se la strinsero con affetto.
Allalba partivano. Dettero dallalto del campanile un lungo sguardo al paese dove avevano trascorsi tanti giorni felici, poi:
Addio, addio!, gridarono sventolando in aria i cappellucci.
Le rondini trillavano festose, lieto presagio per lavvenire dei due amici.
PARTE PRIMA
I ciuchi dello Sdentato
Lo Sdentato, mugnaio del borgo, in quella calda sera destate era di cattivo umore.
Mangi poco, e quando sua moglie, quella santa donna della signora Geltrude, gli port la pipa per la consueta fumatina, manc poco non mandasse al diavolo e pipa e moglie.
Santissima Vergine! Ma calmati.
Auff!
Sii bonino.
Auff!... auff!!
Bisogna avere pazienza, mio caro.
Che pazienza, giurabbacco!, grid lo Sdentato assestando una tal pedata al gatto da rompergli il filo della schiena., Sono due giorni dacch  morto il mio cavallo ed il mulino non gira. Se seguita cos, presto sentiremo di che sapore  la fame.
Gesummaria, scampateci!, disse la signora Geltrude segnandosi.
Gi, mastic il marito accendendo la pipa, voialtre donne non siete buone che a raccomandarvi ai santi, come se loro potessero far girare il mulino.
E siccome tra le altre sfortune, in quella sera anche la pipa sostinava a non voler tirare, il mugnaio tacque, e, tanto per non saper che fare, per trascorrere il tempo dette un altro affettuoso calcio al povero gatto.
Ma non taveva promesso, ricominci dolcemente la moglie, non taveva promesso il signor Annibale di prestarti il suo ciuco?
Fulmini! Ma taci. Il ciuco  azzoppito ieri sera. Bisogna aspettare la fiera di SantAgostino per provvedersene, ed intanto creperemo dalla noia.
Non tinquietare, marito mio: Dio e la Provvidenza ci aiuteranno.
Sei una stupida tu... Fammi il piacere, va a dormire, ringhi con voce dorco mannaro lomaccio., Non ci son Provvidenze, non ci son...
Non pot terminare: due colpi leggerissimi erano stati bussati alla porta.
Chi ?, domand la signora Geltrude meravigliata di sentir picchiare alluscio a quellora.
Siamo noi, risposero allunisono due voci argentine.
Ma chi?
Oh questa  bella, siamo noi. E quando s detto  questo  detto tutto. Aprite e vedrete; rimarrete esterrefatti.
Che faccio?, interrog la donna, volgendosi al marito.
Apri e vedremo.
La porta gir stridendo sui cardini ed apparvero due facce da birichini del migliore stampo. Erano, c bisogno di dirlo?, Lumachino e Saltapicchio.
Buona sera a lor signori,, cominci il primo cavandosi il cappello.
Tanti saluti da parte mia,, aggiunse il compagno inchinandosi furbescamente.
E volete?, interruppe secco secco lo Sdentato che non aveva voglia per niente di ridere.
Ecco, rispose Lumachino facendosi innanzi., Vorremmo, prima di tutto, che non vinquietaste e poi che non ci guardaste in quel modo. Alle volte, non si sa mai, potreste rovinarvi la vista ed allora, non lo dico per farvi un complimento, diverreste pi brutto di quello che siete.
Moderazione, amico,, sussurrava Saltapicchio assestando gomitate al troppo focoso compagno.
E poi si desidererebbe...
Che cosa?, grid il mugnaio spalancando tanto docchi.
Ma siate calmo dunque! Vi fa male alla salute. Signora, preparategli del rabarbaro.
Ma venite in casa mia a questora, dannati mascalzoni, per farmi perdere la pazienza?
No, signore,, preg Saltapicchio intromettendosi., Ascoltateci e scusate il mio amico. Egli  di natura allegro.
Gliela farei passare io lallegria! -rugg lo Sdentato lanciando unocchiata terribile.
Ecco: si desiderava per questa notte un po di ricovero e un tozzo di pane.
Poverini!, sospir la signora Geltrude.
Taci, scimunita.
Siamo orfanelli, signore, siamo poveri,  vero, ma non pretendiamo che ci regaliate nulla. In ricompensa io vi far, se volete, la barba e...
Ed io vi canter delle canzonette e vi far assistere a dei giuochi ginnastici da strabiliare. Avanti, avanti, questo  il vero momento, Zum/ zum! zum!
E tanto per dare prova della sua valenta acrobatica, quel grano di pepe di Lumachino esegu due pirolette, e poco manc, tanta era la precisione, che nel girare non facesse, con uno spintone, ingoiare met cannuccia della pipa al terribile mugnaio.
Madonnina!, grid impaurita la signora Geltrude, credendo che per lo meno larrabbiato marito assestasse al moccioso uno scapaccione da intontirlo.
Ma invece, con grande sua maraviglia, vide apparire sulla faccia dello Sdentato un sorriso e lo sent esclamare:
Bravo, ragazzo; mi piaci tu. Vieni qua, che ti prenda per il ganascino. Ed anche tu...
No, grazie: non tante confidenze.
Non aver paura, fatti avanti. Siete due bravi figliuoli.
Lo sapevamo.
Mi garbate molto. Su, Geltrude, prepara qualche cosa per questi marmocchi. Hanno fame i piccioncini.
Mentre la buona massaia, veramente sbalordita dal repentino cambiamento di suo marito, presentava con grazia due belle fette di pane condite con olio ed aceto, egli, quel rusticaccio dello Sdentato, che non aveva in tutta la sua vita compiuto un atto di carit, riemp di vino due grossi bicchieri e sorridendo incoraggi:
Bevete, ragazzi:  di quel buono. Vi rinfrancher.
Grazie, compar...
Come vi chiamate?
Lo Sdentato.
Grazie, compar Sdentato. Alla vostra salute.
E a quella di questa buona signora.
I due ragazzi scolarono sino allultimo centellino quel vinetto fresco e zampillante.
Ed ora, a letto, figliuoli,, soggiunse con aria paterna il mugnaio quando li vide satolli.
Accompagnati i ragazzi nella camera vicina, data loro la buona notte, chiuse luscio a doppio giro, e trasfigurandosi dun subito in viso, volgendosi alla moglie:
Ho trovato!, sussurr in aria di trionfo.
Che cosa?
Ho trovato come far girare il mulino.
E chi ti dar il ciuco?
Non ce ne sar bisogno, mia cara,, concluse stropicciandosi le mani e lanciando unocchiata spaventevole verso la camera dove dormivano i fanciulli., I ciuchi eccoli l. Domani lavoreranno e... fulmini! lavorer anche la frusta.
La sferza del mugnaio
Allalba una voce di tuono svegli allimprovviso i due poveri ragazzi.
Ehi! miei agnellini,  ora di levarsi!, gridava lo Sdentato entrando nella camera.
Buon giorno.
Ma vi par maniera cotesta di destare la gente?
Si dorme come ghiri, eh?
Non c male, caro muso infarinato,, rispose sorridente Lumachino,, ma fareste meglio ad andarvene e lasciarci dormire almeno unaltra decina dore.
Ah! ah! ah!, ghign il mugnaio facendo fischiare in aria la frusta che sino allora aveva tenuta nascosta dietro il dorso., Vi credete dunque che io abbia messo a disposizione la mia casa per i vostri beglocchi? Su, miei signorini, in gamba, o comincia la musica.
I fanciulli si guardarono trasognati, non sapendo spiegarsi simile cambiamento da parte di chi la sera innanzi sera mostrato cos gentile; ma intanto decisero di lasciar le lenzuola.
Dite un po,, ricominci quel pelle e ossa di Lumachino:, ditemi un po; ma che patite di nervi?
Svelto, canaglia. Te li d io i nervi; per te ci vorrebbe un bel nerbo di bue. Su via, e lo Sdentato con un urto spinse i minuscoli ospiti fuori della camera.
Allora,, disse Saltapicchio che si manteneva pi calmo del compagno,, io e il mio amico vi ringraziamo lo stesso per le gentilezze usateci e vi salutiamo.
Ah! ah! ah! Mi fai ridere! E credi tu, mio caro marmottino, che io ti lasci andare? Ogni beneficio merita ricompensa: io vho dato da mangiare e...
Avete ragione, signore; ve lavevo promesso ieri sera. Sedetevi e vi faccio la barba. Acqua e sapone al signore! grid cavando dal taschino il rasoio.
E corda!, aggiunse in tono sommesso Lumachino.
Ma non mi fate pi i buffoni. Avanti, ragazzi, al lavoro.
Ma che cosa vi frulla pel capo?
Ah, che cosa mi frulla pel capo volete sapere, cani di vagabondi!, url laguzzino sollevando la frusta., Furfanti, impertinenti, avanti,, ed assestando due scudisciate sulle parti morbide dei ragazzi, li fece entrare nello stanzone del mulino.
Quant vero che... voi siete un mascalzone,, strill Lumachino stropicciandosi il filo della schiena,, se non la finite con questi modi villani vi assesto tanti pugni sotto il naso da ridurvelo come un pomodoro.
Ed io, quant vero che mi chiamo Saltapicchio, vi d tanti calci su quel pancione da farvelo rintuonare come una gran cassa.
Animo, alla mola!, gridava laltro imbestialito.
Chi? noi?
Ma siete matto?
 mattoooo!
Su, fulmini! Fate girare la macina.
No.
Centomila volte no.
Ah, lo volete, dunque. Volete che adoperi mali modi?
Come se fino ad ora ci avesse usato dei complimenti!
Ah s, maledetti figli di cani!, e lanciatosi innanzi, lo Sdentato afferr per le spalle Lumachino e, sollevata la frusta, lo picchi a sangue.
Ah ci sei; ridi ora,, sghignazzava linfame., Lavorerai adesso, non  vero?
No... no, rispondeva Lumachino divincolandosi.
Farai girare la mola?
No... no.
Ah! brigante. Mi hai morso... Questo mascalzone  pi traditore di un gatto selvatico... Tieni... tieni.
Per piet! per piet!, pregava Saltapicchio,, siate buono e generoso, lasciatemi il mio amico. Lavorer io. Oh s, ve lo prometto... vi d la mia parola donore. Oh, non picchiate tanto forte. Anche la parola donore dun fanciullo  sacra. Io... io lavorer tutto il giorno... giorno e notte... a patto che lasciate di picchiare il mio Lumachino.
Lo Sdentato a quella lamentevole voce si volse e, lasciando a terra il povero fanciullo, dette in uno schifosissimo scroscio di risa.
Ah s, vieni a patti, dunque. Se non  luno  laltro. Va bene: ho piacere. Tanta fatica risparmiata, perch anche il picchiare, specialmente sodo,  fatica e non poca. Ma, ragazzo mio, ti prendo in parola. Animo alla sbarra.
In quella si schiuse la porta del mulino ed apparve la faccia lagrimosa della signora Geltrude.
Marito mio!, supplic, abbi compassione di questi orfanelli.
Milione di fulmini! Va via, altrimenti ci sono anche per te.
Che Dio vi protegga!, esclam la povera donna ritirandosi.
Intanto Saltapicchio sera chinato sul compagno e lo andava baciando ed accarezzando.
Fratello mio, rispondi... rispondi. Sono io... Saltapicchio; non mi riconosci?
S... s, amico mio. Grazie... tu mi hai salvato.
Oh! non dirlo. Prendi un bacio, prendine un altro... un altro ancora... ma sorridi, fatti vedere allegro. Ecco, cos; cos mi piaci!
Infatti il povero fanciullo, che sera riavuto, a poco a poco, sorrise languidamente e sollevandosi:
Saltapicchio!,esclam trasfigurandosi in viso e gettandogli le braccia al collo,tu sei, da oggi, mio fratello, mio solo e vero fratello, per sempre.
Fratello per la vita,, grid laltro con voce modulata e ineffabile felicit.
Lo Sdentato, dun canto, guardava con freddezza quella scena commovente e nellanimo suo non sent che divampare maggiormente lira e grid:
Avanti, dunque, alla sbarra, mio agnellino, e forza.
Saltapicchio si fece innanzi ed agguant la grossa asta e saccingeva gi al faticoso lavoro, quando dun salto Lumachino gli fu a lato e:
Non sar mai detto,, grid,, che, mentre tu lavori, io stia a guardare.
Avanti, canaglia.
Una... due... e...
... e treeeee...
Ci siamo.
La sbarra mand un lieve schicchiolo e la pesante mola si mosse lentamente.
Chi ce lavesse detto di rubare il mestiere ai ciuchi,, sospir Saltapicchio.
Che vuoi, amico mio, non bisogna dimenticare che ci abbiamo avuto sempre una grande attitudine!
Per la via dei gatti
Notte di tenebre e di morte.
Lacqua crepita con un rumore assordante sulle stoppie e sui campi di grano-turco ed il vento, infiltrandosi impetuoso tra le imposte sgangherate della casetta dello Sdentato, ha sibili e gemiti paurosi.
Tutto dorme nel mulino.
Laguzzino da molte ore sera ritirato nella sua tana, mezzo alticcio, ed anche la buona signora Geltrude, dopo avere dato di nascosto ai poveri orfanelli un bicchiere di vino e due soldi per ciascuno, era andata a riposare. Soltanto Saltapicchio e Lumachino, seduti sul letto, a quellora tarda, con quel tempo dinferno, andavano sottovoce parlando.
Senti, fratello mio, bisogna fuggire ad ogni costo; ne andasse magari della nostra vita!
Oh s. Non si pu vivere con questo mascalzone. Io non ne posso pi; mi sembra davere le ossa spezzate.
Povero Lumachino!
Povero Saltapicchio!
I due bravi figliuoli sospirarono dolorosamente, poi, come mossi dalla medesima forza:
A noi!, esclamarono allunisono., Bisogna andarsene.
Cominci lispezione del carcere.
Accidempoli,  un affare serio!, esclam Saltapicchio dopo avere guardato dintorno.
Nespole! A meno di diventare moscerini,, piagnucol laltro grattandosi la zucca,, ho paura che di qui non sesca.
Miaoooo... miaoooo!, fece in quellistante una vocetta con unintonazione come se avesse voluto dire Merloooo.
Ma chi ?
Miaoooo!
To, il gatto di casa. Buona sera, Rubaprosciutti.
E da dove esce questo diavolo? Che sia una strega?
Grullo.
Mi raccontava Gnese, la serva del curato al mio paese, che le streghe si tramutano di notte in gatti.
Centomila volte grullo tu e... lei. Credi forse a certe baggianate?
Io no... ma... ma come spieghi, per esempio, lentrata di questo gatto?
Lentrata di questo gatto?
Gi...
Ecco... ecco,  presto detto. Il gatto  venuto da quel caminetto, sentenzi trionfante Lumachino.
Ah!, grid il compagno.
Che hai ora?
Dal camino hai detto... Ebbene, fratello, siamo salvi.
Che cosa dici?
Noi usciremo dal camino.
Sei un genio militare tu.
O no, non sono io,  il gatto che ci salva.
 vero; bravo, micino. Toh, un bacio.
Toh, un altro.
Ed ora, in marcia.
Addio, micio.
Miaoooo!
Una, due e tre: opl!
Su. Ahi, ahi!! Una sbucciatura... Ma non fa niente. Vorrei magari scorticarmi il naso a patto dessere le mille miglia lontano da questa prigione.
E i ragazzi sparirono su per la cappa di quel vecchio camino abbandonato, che era divenuto ora la strada di contrabbando dei convegni notturni, sui tetti, del giovane gatto di casa.
Non fu gran fatica per loro larrampicarsi: in un attimo uscirono dal comignolo come due fantasmi, col muso nero da fare invidia a un negro, e si trovarono sui tegoli della casa.
Piano, amico, non facciamo rumore. Potrebbe svegliarsi quel demonio dello Sdentato.
Hai ragione.
Avanzando con le mani e coi piedi, sferzati dallacqua che veniva a rovesci, raggiunsero le grondaie e guardarono gi verso terra.
Nespole!
Giuggiole!
Sotto di loro sapriva il vuoto nellaltezza di tutto il casolare.
Che decidere?
Sarebbe uninfamia non poter fuggire ora che siamo allaperto!, sospir Saltapicchio scrutando le tenebre.
Ritornare l dentro... mai e poi mai!, rugg Lumachino.
Eppure che cosa vuoi fare? non possiamo mica gettarci a capofitto dal tetto.
Dio ci aiuter, fratello.
In quella, come se la Provvidenza avesse voluto salvare quei poveri derelitti, alla luce livida dun lampo essi scorsero un grosso albero che spingeva i suoi rami quasi al livello del tetto.
Siamo liberi, Saltapicchio. Hai fegato tu?
E lo domandi!
Ebbene, vedi questalbero? Vedi qui... qui sotto a noi... vedi questi rami?
S; sembrano braccia stese a salvarci.
Sono le braccia della Provvidenza. In quelle, fratello mio, gettiamoci. Coraggio... Una... due... e tre.
Gli ardimentosi ragazzi si lanciarono dal tetto, abbracciarono a caso, i rami, e si lasciarono andare.
I rami, ai quali si erano afferrati, curvarono in tutta la loro lunghezza verso terra, poi si sent uno scricchiolo terribile, i rami si ruppero e i fanciulli caddero, come Dio volle, a terra.
Il terreno fangoso indebol la violenza dellurto ed i birichini saltarono in piedi sani e salvi.
Ci sei?, interrog Lumachino.
Ci sono.
Tutto dun pezzo?
S, mio caro.
Sia lodato Iddio.
E allora in marcia. Ci bagneremo un poco, ma ci servir per lavarci dalla fuliggine.
Avanti dunque.
La... la... la... lallerel...
Gli orfanelli presero i campi sguazzando nelle pozzanghere come oche. Ma, fatti pochi passi, Lumachino si batt la fronte e si ferm.
Che c?, domand il compagno stupefatto.
C che siamo due bei villani noi!
E perch?
Andiamo via e non salutiamo neppure il nostro carissimo amicone lo Sdentato.
Ma che! sei matto?
Di che hai paura? Ora siamo allaperto, ed in quanto a correre non ci arriverebbe neppure un cervo. Vieni... vieni.
Tornarono indietro e, orizzontandosi a stento nella notte nera, pervennero alla porta e bussarono ripetutamente.
Sud un mormorare di voci, poi la finestra sapr, e la voce rauca dello Sdentato domand:
Chi  che a questora viene a interrompere i sonni dun galantuomo?
Scusate... signor galantuomo, rispose Luinachino ridendo., Sono io ed il mio compagno che veniamo a ringraziarvi dellospitalit accordataci.
Maledizione!... Fulmini!... Gertrude, il fucile... Dmmi il fucile.
Cu-c! Cu-c!, gridarono i ragazzi, allontanandosi per la campagna.
Lo Sdentato agitava le braccia come un fantasma e mandava fiumi di maledizioni.
Ehi!, gli grid da lontano Saltapicchio., Unaltra volta, caro signor berlicche, ricordatevi di dare al ciuco, che vi fa girare il mulino, pi biada e meno... legnate.
Sulla strada di Santafiora
Il temporale, come tutti gli acquazzoni destate, andava man mano diminuendo, ma i poveri figliuoli non avevano percorso neppure mezzo chilometro che erano bagnati come pulcini.
Con tutta questacqua temo di cambiarmi in una ranocchia, disse Saltapicchio, sguazzando nel fango e facendosi schizzare le pillacchere fin sui capelli.
Gi, e allora perch non ci fermiamo? Vedi che belle quercie!
Dio mio, come sei ciuco!, interruppe in aria di disprezzo il minuscolo barbiere., Se tu avessi studiato come me, sapresti che quando piove  pericolosissimo ripararsi sotto gli alberi.
Hai studiato tu?
Corbezzolina, se ho studiato: ho fatto niente di meno che la prima classe elementare.
Nespole, che studi! E perch hai tralasciato?
Perch... perch dopo un mese ne sapevo pi del maestro.
Buuum.
Non ci credi?
Ma che ti pare!
Figurati che un giorno voleva pretendere che quattro meno due resta due...
Mi pare che...
Sei un ciuco, te lo ripeto.
Alunno Saltapicchio, voi avete quattro ciliege, interrogava il maestro con voce stentorea., Il vostro compagno ne mangia due; quante ne restano?
Nessuna.
Siete un asino.
Grazie.
Pensateci bene; quante ne restano?
Ci ho pensato benissimo; nessuna... nessunaaaa.
Ma perch, benedetto figliuolo?
Perch prima che le mangi il mio compagno, io gi mi sono mangiate le altre due.
Dieci in aritmetica... pratica!
Bravo Saltapicchio!, esclam con entusiasmo Lumachino., Gi io lho detto sempre: le scuole sono state inventate per straziare i ragazzi. A che serve saper leggere e scrivere?
Sono bambocciate. Viva la faccia dessere ciuchi!
Bravo, fratello. Qua la destra.
I monelli si strinsero con effusione animalesca la mano.
Ma in quella, dalla stalla dun casolare vicino, sorse limpida e sonora una voce: il raglio dun loro fratello: un dolce saluto.
Intanto erano giunti sulla strada maestra, e siccome i fuggitivi erano stanchi ed avevano un sonno da tagliarsi col coltello, pensando che oramai erano al sicuro dallira dello Sdentato, visto uno dei soliti tabernacoli innalzati dalla piet religiosa dei contadini, guidati dal tremolante lumicino si avvicinarono, trovarono nella nicchia, in fondo agli scalini, una specie di ricovero, si raggomitolarono come due gattini viziosi e saddormentarono.
Sopra, nello sfondo dorato del piccolo affresco, lo sguardo soave della Vergine pareva fissare le teste degli abbandonati orfani e vegliare su loro.
Sopra la pace del loro sonno oramai pi non tuonava il cielo: quei lampi paurosi e provvidenziali, che avevano loro rischiarato il cammino, non guizzavano pi, la pioggia scrosciante pi non flagellava la terra e, come occhi di fate benigne, cominciavano a risplendere le stelle.
...
.
...
Quando si destarono, il sole trionfava su i lussureggianti vigneti.
Per la strada passavano gruppi di contadini carichi di ceste duova e di polli, visi abbronzati di bifolchi che conducevano vitelli infiocchettati a festa, musi sudici di ragazzi spingenti innanzi coppie candidissime di paperi, gruppi discutenti di merciaiuoli, con sulle spalle i loro fagotti come tante gobbe immani.
O, quelluomo con tutte quelle teste!, domand Lumachino ad un venditore di cappelli,, che c fiera oggi?
S, miei figliuoli.
E dove?
Lass a Santafiora, ed indic col bastone un gruppetto di case, che facevano capolino dietro il verde tenero dei pioppi.
Gua, e che si fa?, domand Lumachino.
Si va anche noi. Forse troveremo lavoro. Io mi presenter a qualche barbiere e chi lo sa che non trovi un posticino. Voglia di lavorare non ci manca, e quando non manca la voglia, un giorno o laltro il lavoro deve venire ad ogni costo.
Tu parli come un libro stampato. Mi sembra di sentire il signor Polibio quand in consiglio!...
Taci, non me lo ricordare quel povero sindaco. Quando penso al suo naso...
Mi pare di sentire le bastonate.
Serano intanto imbrancati con la gente, e nellinnata spensieratezza infantile, noncuranti di tutto, si divertivano a rincorrere le lucertole, che saettando attraversavano le siepi, quando dette loro sullocchio un vecchietto, che, curvo curvo, saliva per la strada carico dun enorme contrabasso.
Un suonatore ambulante:  la mia fortuna!, esclam Lumachino.
Lo raggiunse in due salti:
Ehi, signor contrabasso, interrog, volete che vi dia una mano? Non fate complimenti.
Il viandante si ferm, guard benevolmente i ragazzi e:
Che il signore vi ricompensi!, disse caricando listrumento sulle spalle di Lumachino., Mi fate proprio un piacere, non ne posso pi.
E dove andate?
Vado a Santafiora; c festa lass oggi e spero, sonando, di rimediare qualche soldino.
Sentite, nonno, fece in quel momento Lumachino fermandosi,, io, non faccio per vantarmi, ho una discreta voce, e se non vi dispiace, moffro come... cantante. Non  cosa nuova per me; ho girato anchio tanto mondo.
Patto accettato. Siete due ragazzi che mi garbate e questa sera, se si rimedia qualche cosa, avrete la vostra parte. Parola donore di Pizzicaceto.
Ah! Che vi chiamate Pizzicaceto?
S, ragazzi miei.
Bel nome!
Bello davvero. Mi d lidea della panzanella!
Monelli s, ma ladri no!
Su nel paese era una confusione da non si dire. Il vociare della folla era di tratto in tratto superato dal maestoso muggire dei buoi o dal superbo ragliare dei ciuchi. Sembrava volessero avvertire: Guardate, ehm: siamo pi bestie di voi!.
Oh, se quei ciuconi di ciuchi avessero conosciuto intimamente Saltapicchio e Lumachino, come avrebbero arrossito!
Intanto i nostri monelli, insieme al vecchino, serano fermati in mezzo alla piazza del paese. Pizzicaceto aveva agguantato listrumento, Saltapicchio sera dato a sonar pedate, tanto per allontanare gli sfacciati ragazzi che lo circondavano, e Lumachino aveva intonato, accompagnato dalla voce brontolona del contrabasso, una vecchia romanza popolare: Lorfanello.
Da principio la voce del ragazzo era sembrata tremula; ma poi, preso coraggio, in quelle note melodiose e patetiche serano tutti sentiti commossi e rapiti.
Sul rumoreggiare dellistrumento faceva strano contrasto largentino gorgheggiare dellorfanello. E quando, pieno di sentimento, in un la finale, termin la romanza, fu una vera pioggia di soldi nel cappelluccio di Saltapicchio.
 una fortuna questa, ragazzi miei!, esclam giubilante il vecchietto., Questa sera baldoria.
Bravo, Pizzicaceto. Mi d piacere il poterti aiutare. Sei un bravo nonnino tu. Sotto, una sonata a questi signori. Animo, andiamo... una due... Zum, zum, zum!
Girarono per tutto il paese, di casa in casa, di bottega in bottega, accompagnati sempre dalla medesima accoglienza, dal medesimo entusiasmo. In poche ore quel frugolo di Lumachino sera acquistata la simpatia di tutti i contadini.
Sentite, disse ad un tratto a Pizzicaceto, riposiamoci un poco; mi sento la gola asciutta.
Se si andasse a bere un gotto.
Vino no, di mattino.
Un bicchierino di rosolio allora?
Vada per il rosolio.
Di cannella?, interrog Saltapicchio leccandosi le labbra.
Vada anche per la cannella, concluse il buon vecchio, e sincamminarono verso lunico liquorista del paese.
Ma mentre attraversavano la piazza udirono un grido assordante, ed in mezzo allondeggiare della folla videro comparire, come due papaveri fiammanti, i rossi pennacchi dei carabinieri.
Che ? Che non ?
Savvicinano pieni di curiosit e scorgono, ve la do a mille a indovinare, scorgono il ceffo dello Sdentato.
Tra la calca, mentrera intento ad acquistare il ciuco pel molino, era stato derubato dellorologio.
Fulmini! Sono rovinato. Era lorologio del mio povero babbo. Un orologio, signor maresciallo, che non aveva prezzo. Cialtrone dun ladro; sono cose queste che non debbono capitare ad un fior di galantuomo come me.
Ma calmatevi, corpo di mille bombe. Non  niente,, badavano a dire i carabinieri., Troveremo il ladro e lorologio vi sar restituito.
Ah, povero me! Dannati mascalzoni!
Coraggio; venite ora in caserma, buon uomo. Farete la vostra denunzia e poi vedremo.
E gi i carabinieri sapparecchiavano a rompere il cerchio della folla, quando lo Sdentato mand un grido di trionfo.
Aveva, tra quella siepe di visi abbronzati, scorto le pallide faccie dei suoi ex-ciuchi.
Ah! si sarebbe davvero vendicato. Preso da unidea diabolica:
Eccoli l i miei ladri, grid indicando glinfelici ragazzi., Sono loro che mhanno rubato lorologio. Prendeteli... Dalli!... dalli!...
Fu una confusione generale. La folla sapr come dincanto, Pizzicaceto fu rovesciato a terra, e del contrabasso... non se ne parl pi. I carabinieri allungarono le mani, gli innocenti fanciulli allungarono le gambe.
Ferma!... ferma!, dalli... dalli!, gridava la gente inviperita.
Ma s! Spinti dalla paura Saltapicchio e Lumachino, a testa bassa, coi pugni chiusi, sembrava volassero.
Correvano, correvano, saltando cespugli, staccionate, muriccioli, siepi; assomigliavano a due caprioli inseguiti dalla muta urlante dei cani.
Ma gi sentivano affievolire a poco a poco le forze e saccorgevano con terrore di perdere terreno, quando innanzi a loro, tra folti giuncheti, videro luccicare un lungo fossato.
Era la salvezza.
Non stettero su a pensarci, e con uno slancio irresistibile... uno... due... tre... opl!.. si trovarono sullaltra riva.
La folla inferocita che li rincorreva segu lesempio, e met cadde nellacqua e met rest spettatrice sullaltra riva. Lo Sdentato, fatto cieco dalla sua furia vendicativa, non vide nulla e and a capo fitto nella melma.
Ma i nostri fanciulli avevano intanto acquistato terreno ed erano molto lontani. La paura era per cos grande, che i poveri figlioli seguitarono a correre gran pezzo ancora e non si fermarono che quando sentirono proprio mancarsi il respiro e battere forte il cuore.
Un casolare... fratello.
Ricoveriamoci l dentro: non si vede alcuno.
Qua, qua, Saltapicchio... c sullaia una botte senza coperchio.
Dentro allora.
L dentro saremo al sicuro per adesso.
Con due salti, buttatisi carponi, entrarono in quella vecchia botte e vi si rifugiarono.
Fra compare Sandro e mastro Beppe
Compare Sandro, il vecchio contadino della fattoria, aveva alzato un po il gomito quel giorno. Il padrone gli aveva dato lordine di preparare le botti per la vicina vendemmia, ed egli aveva obbedito. Ma giunto in cantina la tentazione era stata troppo forte; tutte quelle botti col loro enorme pancione sembravano dirgli: Bevi! bevi!, e compare Sandro, obbediente, aveva bevuto.
E come!
Poi aveva rotolato a stento, giacch le gambe gli facevano cilecche, una vecchia botte sullaia e, cantarellando, era andato nella stalla ad attaccare il ciuco al barroccino per trasportarla da mastro Beppe il bottaio.
Proprio in quel momento i due fanciulli erano giunti trafelati e serano nascosti nel ventre buio della botte, sicuri che nessuno li avrebbe cercati l dentro.
Gua...  buffa, masticava compare Sandro, conducendo lasino col barroccio, le ginocchia mi si piegano come uno schiaccianoci. Gi me lo dice sempre quello spiccialetti del dottore: Guardatevi dai reumi... e questo qui, e si toccava le ginocchia, devessere al certo un reuma. Troppa umidit... troppa umidit.
Il guaio era che invece di troppa umidit era troppo vino!
Basta, coraggio... Carichiamo la botte. Gi alla borgata berr un gotto di vino, ed allora lumidit sar costretta, o con le buone o con le cattive, ad andarsi a far friggere...
Siccome gi aveva, a piano inclinato, appoggiate al carretto due vecchie tavole, spinse verso di quelle la botte e, preso lare, rotolandola, la fece giungere fino sul piano del carro.
Corpo dun pomodoro! Com pesante...  mancato poco ritornasse indietro e mi schiacciasse!, esclam il contadino asciugandosi la fronte.
Nespole, che sballottolo!, sussurr Saltapicchio allorecchio del compagno.
Facciamo la morte di Attilio Regolo.
Pazienza. Non bisogna uscire fuori: i carabinieri ancora ci cercheranno. Meglio qui che in gattabuia.
E i ragazzi si rannicchiarono in fondo alla botte.
Poco dopo, dal movimento, dal dondolo di essa, dallo stridere delle ruote sulla ghiaia e dalle bastonate date al povero ciuco si accorsero che erano in cammino.
Ah! ah! Marco! Bum! bum! bum! -urlava di fuori compare Sandro, picchiando a tuttandata sul gruppone della povera bestia.
Povero ciuco!, sospir Lumachino, preso da fraterna commiserazione.
Se non la finisce quellubbriacone, esco fuori della btte e gli assesto tante btte...
Non ci mancherebbe altro! Sta fermo, pensa ai carabinieri.
Il viaggio seguit condito dalle esclamazioni e dalle bastonate di compare Sandro.
Ah! ah! Marco! Bum! bum! bum!
In poco tempo giunsero alla borgata. Il contadino ferm il barroccio innanzi ad una bottega ingombra di tini, di botti, di bigonci, e grid dalla strada:
Ehi, mastro Beppe! Venite a darmi una mano.
Ma il vecchio bottaio, tanto per passare meglio quella calda giornata destate, stava allosteria in fondo al borgo.
Sent il richiamo, usc sulla soglia, e:
Compare Sandro, gli rispose, scaricate la botte intanto, che io verr subito.
Va bene... Ecco fatto...
Voltato il carro verso la bottega, rimise le tavole inclinate, sciolse la corda, spinse il recipiente e... Bum bum bumburumbu... la botte rotol precipitosamente.
Villano!
Dannato mascalzone!, urlarono i ragazzi, sconquassati dallurto troppo violento.
Eh!, fece il contadino, meravigliato di quei complimenti.
Siccome in quellistante vide comparire la corpulenta figura del bottaio, pens che le insultanti parole fossero uscite dalla bocca di lui, e volgendosi adirato:
Sarete voi un villano,, url.
Ma che avete compare Sandro?, fece laltro meravigliato.
Credete forse sia sordo, io? Mascalzone! vigliacco!
Ubriacone!, rugg laltro risentito.
Ladro!
Vecchio cretino!
E giacch ai loro piedi vera abbondanza di legname, agguantarono due doghe e cominciarono a suonar btte da orbi.
Pace! pace!, supplicavano i passanti intromettendosi tra i due ringalluzziti contendenti.
Tanto fecero che la pace fu firmata: cio no, fu bevuta, giacch per solennizzare lavvenimento fu ordinato un fiasco di quel buono e, tanto per riprendere le forze, compare Sandro e mastro Beppe vollero ad ogni costo vederne il fondo.
Be,, fece lultimo, asciugandosi col grembiule da bottaio la bocca, qua la mano e non pi rancori.
Tenete, e quando verrete su alla fattoria si sturer una di quelle bottiglie... ma di quelle!
Oh lo so, voi, compare Sandro, siete stato sempre un...
...vecchio ubriacone, concluse dal di dentro della botte la voce di Lumachino.
A me ubriacone!, scatt il fattore che era sborniato a bono., Miserabile scimunito!
Mummia egiziana!
Dromedario!
Ippopotamo!
Ciuco!
I due compari si lanciarono di nuovo luno contro laltro, afferrandosi pei capelli.
Torn correndo la gente, ma troppo tardi furono divisi i due focosi litiganti. Il misfatto era compiuto. Compare Sandro, fremendo, teneva nelle mani la parrucca del bottaio, mastro Beppe quella del contadino.
Mentre la folla intorno a loro rideva a pi non posso, preso il momento favorevole i nostri monelli uscirono dal nascondiglio, e fatto un profondo inchino:
Tanti saluti e tanti ringraziamenti da parte nostra!, esclamarono.
E correndo scapparono dalla bottega.
La frittata nel paniere
In quattro salti i fanciulli furono fuori del borgo, e veduto che nessuno li rincorreva, si fermarono a riprendere fiato innanzi al bivio della strada.
Ed ora dove si va?, interrog Saltapicchio col fiato grosso.
Bah! in qualsiasi luogo. Prendiamo una di queste strade a piacimento. Per noi  tuttuna.
Hai sempre ragione tu. Ora ti voglio domandare unaltra cosa.
Di pure.
Ma che da queste parti non si mangia?
Non me ne parlare, fratellino.  da ieri che non si mangia. Ho una fame... una fame...
Ho capito, una fame come la mia.
Al primo cascinale domanderemo qualche cosa: io ho ancora i due soldi della moglie dello Sdentato.
Io pure.
Siamo signori, allora.
Di milionari, mio caro. Ecco... faremo cos: un soldo di pane...
Approvatooooo!
Un soldo di vino...
Beneeeee!
Un soldo di salame...
Evviva il salame!
Un soldo di cacio parmigiano...
Urr!
Un soldo...
Ma di un po: quanti soldi abbiamo?
Quattro.
Ebbene, allora fermati. La lista del pranzo  terminata.
I minuscoli viaggiatori ripresero la strada allegri e spensierati come sempre.
Intorno, dai ricchi vigneti carichi di verdi grappoli, veniva una pace immensa, rotta soltanto dai melanconici ritornelli di qualche contadina o dal lontano latrare di qualche cane da guardia.
Oh, se avessero potuto riposarsi allombra di quei freschissimi filari! Ma la fame li spingeva, lo stomaco si ribellava ad ogni ritardo.
Avanti, avanti,, sospirava Saltapicchio, girando nella bocca delle breccioline, tanto, diceva lui, per mitigare la fame.
Oh, una braciola!, sospirava Lumachino.
Intanto continuavano a camminare sulla strada interminabile, bruciata dal sole cocente.
Che non ci siano pi case?, osserv lo spodestato barbiere, ingoiando un germoglio della siepe.
 il deserto di Sahara questo!, aggiunse il compagno, trangugiandosi una manata di more selvatiche.
Non c anima viva.
Sei un bugiardo.
E perch?
Perch... perch... Segui la direzione del mio dito, e vedrai laggi in fondo alla strada un ciuco piccolo piccolo e un omino pi grande del ciuco. Gi uno non sarebbe uomo se non fosse pi alto dun asino.
Bisogna raggiungerlo. Cinsegner qualche casa dove rivolgerci.
Sei un portento!
Si dettero a correre verso il lontano viandante.
Ehi, quellomino!, gridava Saltapicchio.
Ehi, quel ciuco!, urlava laltro.
Ehi, quelluomo-ciuco!
Ma luomo non sentiva e non si ferm se non quando fu raggiunto dai due monelli.
Era un contadino che si recava al vicino paese per vendere due ceste duova che pendevano dalla groppa del somaro.
Sapreste insegnarci una casa dove mangiare un boccone?, domand Lumachino.
Bimbi miei, da queste parti non ce ne sono. Camminate un altro poco e troverete il paese.
 molto distante?
Oh no; ci siamo oramai.
Meno male, perch, a dirla fra noi, non ne possiamo pi.
Poveri figliuoli!, sospir il contadino commosso., Si vede che avete percorso un lungo tragitto. Siete tutti fango e polvere!
Poi preso da una subita idea:
Sentite: promettetemi dessere savi e vi far montare sul mio ciuco.
State pur sicuro, buon uomo.
Che Dio ve ne ricompensi!
Detto fatto, i ragazzi saltarono sulla groppa della bestia, un dietro laltro, in mezzo alle ceste delle uova.
Mi pare di rinascere!
Mi sembra di essere un signore!, esclamarono trionfanti.
E dove andate?, interrog il contadino, istigando il somarello.
Gua! andiamo a far fortuna.
Poveri i miei figliuoli! Non sono tempi codesti di girare il mondo. Guai a chi abbandona la propria casa, il proprio nido!
Avete mille ragioni voi; ma quando non si ha casa, quando non si ha il proprio nido, quando non shanno babbo n mamma, quando non sha nessuno, quando s cacciati e sfuggiti come cani rognosi... oh, credetelo pure, se si vuol campare, bisogna girare il mondo.
Siete dunque orfanelli?
S, risposero sospirando i ragazzi.
Siccome il discorso volgeva a mestizia, il contadino tacque e non sud per la stradicciola deserta che lo scalpitare del ciuco sui ciottoli e lo scricchiolo, in cadenza, delle ceste di vimini.
Ora il paesello mostrava, tra il verde, le sue casette bianche e il campanile a pane di zucchero, intorno al quale giravano a turbine le rondini.
Come si chiama quel borgo?, domand Lumachino.
Colfiorito.
 un bel nome e un bel posto. Se si potesse trovare lavoro lass!
Speriamo, fratello.
E che sapete far di buono?, chiese luomo guardandoli sorridente.
Io un po di tutto, rispose Lumachino con gesto maestoso., So suonare, so cantare, so saltare, so mangiare...
E tu?
Io faccio il giovane di barbiere.
Bravo, ragazzo: tu forse troverai da collocarti. C un barbiere nel paese, e chi sa che non possa avere bisogno dun aiuto.
Speriam...
Non pot terminare la parola; il ciuco inciamp su dun ciottolo, singinocchi, e i due ragazzi caddero di peso nelle ceste delle uova.
Oh, poverino me!, gridava il villano, strappandosi i capelli, mentre Saltapicchio e Lumachino uscivano dalle ceste coi calzoni imbrattati di rosso dovo.
Coraggio, il mi omo.
Qualcuno sar ancor sano, saffannavano a dire i fanciulli, cercando di consolare il poveretto.
Ma fu inutile.
E giacch il contadino aveva deciso oramai di tornare a casa, presi da un sentimento di compassione cavarono fuori gli unici soldi che avevano e glieli misero in tasca.
Non abbiamo che questi,, dissero:, prendeteli e fatevi animo.
Sincamminarono verso il paese con molta fame e con... molto uovo sui calzoni.
Oh, se avessi una padella!, sospir dolorosamente Lumachino.
E che ne faresti?
Farei una frittata con due paia di calzoni!
Una rapata per amor di Dio
Poldo, il barbiere del villaggio, non aveva guadagnato un soldo in quel giorno: era stata una vera disdetta.
Non giovava niente con quei cani davventori; n lacqua chinina, n le illustrazioni a vivissimi colori della Rana3.
 un mestiere impossibile questo,, borbottava affilando sulla pietra i rasoi;, voglio mettermi a fare il macellaio.
Oh, se lavessero inteso glinfelici che settimanalmente si sottoponevano al suo supplizio, come volontieri gli avrebbero detto: Ma fallo, Poldo; quello  il tuo mestiere!.
 una vita impossibile la mia; non si guadagna un centesimo da una settimana. E che manger? Non posso mica cucinare le saponette. Gi...  tutta colpa del Governo. Se ci fossero dei ministri coscienziosi dovrebbero aiutare i galantuomini. To! due paroline e basta: Dordine, ecc... ecc..., io sottoscritto, Ministro dellInterno, comando che a tutti i cittadini, dai diciotto anni in su, sia severamente proibito di portare la barba e i capelli. Pena la testa. Ma s, invece sono tipi da radersi da s per risparmiare i due soldini. Miserabili, scostatevi!
Ladirato Poldo trinci nellaria col rasoio un s potente colpo, che se gli fosse stato vicino qualche affezionato avventore barbuto, certamente gli avrebbe tagliato netto il collo.
Gi stava per riporsi al delicato lavoro dellaffilatura, quando sapr la vetrina ed entrarono due ragazzi.
Buona sera!, fecero Saltapicchio e Lumachino, gentilmente.
Buona sera!, rispose con voce truce il barbiere.
Vi servirebbe uno che vi aiutasse a far le barbe?
Corna di cervo! Aah... venite qui per canzonarmi, voialtri!, url rabbiosamente Poldo., Monelli sfacciati, ora vi concio io.
Dette un salto, come di belva ferita, afferr allimprovviso per la collottola Saltapicchio, glimmerse il capo nel catino pieno di saponata, e mentre la gente di fuori rideva e teneva fermo Lumachino, linferocito barbiere ras a nudo la testa del povero ragazzo.
Aiuto;  uninfamia questa!, gridava linfelice., Che cosa vho fatto io?
Lasciate, lasciate il fratello mio. Fate il bravaccio perch siamo due fanciulli!
Aspetta, aspetta, che ora tocca anche a te, mio bel galletto. Cos imparerete unaltra volta a venire a beffare chi sta pe fatti suoi.
Bravo, Poldo; dalli di sapone!, gridarono gli sfaccendati, ridendo a pi non posso della ridicola scenetta.
Non dubitate... Lo serviremo anche di contrapelo... Sta fermo, dunque... altrimenti il rasoio intacca e sar tua la colpa. Ecco... cos; una, due e tre: il signore  servito. Salve!
Saltapicchio era diventato verde dalla bile. Lanci unocchiata terribile al carnefice ed unaltra allo specchio. Allib; la sua testa sembrava un guscio dovo.
Lumachino pure, che era spettatore, non pot non sorridere. Ma sorrise per poco, perch fu anche lui agguantato, sebbene tirasse pedate come un ciuco e scaraventasse a terra panche e sgabelli. Gli fu rovesciata, tanto per far prima, una catinella dacqua sulla testa e fu sottoposto alla medesima operazione.
Vendetta di barbiere!
Ricordatevi,gridava Lumachino piangendo,, di non capitarmi da solo tra le mani.
E che mi faresti, moscerino?
Darei anche a voi una buona insaponata di... legnate.
Bravo, testa rapata.
Ohi! ohi! il vostro rasoio entra nel vivo.
Non  niente.
Ohi! ohi! Unaltra ferita. Mi raccomando signori, fate terminare lo scempio. Mi dichiaro fuori combattimento e stringo magari la mano allavversario, a patto che paghi un pranzo.
Siccome anche Lumachino era stato servito a pennello, fu lasciato anchegli libero.
Ora potete andarvene, miei cari. Vedete che sono stato molto gentile: tutto gratis.
Ma i due ragazzi non si risolvevano ad uscire. Si guardavano lun laltro le bianchissime teste e tra le lacrime spuntava ogni tanto il sorriso.
Mi sembra una zucca la tua testa, fratellino.
E la tua una palla da bigliardo.
Brrr, che freddo!
Avanti, avanti, fuori, gridava il barbiere.
Spinse trionfante i due ragazzi sulla strada, dove una turba di monelli li aspettava.
Ma in quel momento Lumachino, preso il destro, fece lo sgambetto a Poldo: questi perdette lequilibrio, e, non sapendo dove appoggiarsi, saggrapp alla vetrina. La bacheca cedette, e, con un fragore indiavolato di vetri rotti, ricopr di saponi, di cerette e di essenze pi o meno profumate il terribile barbiere.
Non  niente,, gli gridarono i ragazzi correndo., Lacqua chinina Migone vi fa bene. Anzi, ripasseremo pi tardi a prenderne una bottiglia per le nostre rape.
Seguiti dalla ragazzaglia urlante, sparirono in fondo allunica stradicciuola del villaggio.
Presso un ruscello trovarono una vecchietta che stava radunando la biancheria sciorinata al sole.
Ehi, la mia vecchina!, disse Saltapicchio illuminato da unidea., Che ci fareste un piacere?
Volentieri,, rispose la bucataia ridendo.
Ecco, noi vi diamo questi due cappelli, che ci sono oramai larghi, se in contraccambio ci donerete un paio di fazzoletti, di calze, qualcosa insomma per coprirci queste maledette zucche.
Ho quello che serve, figliuoli miei,, rispose la buona nonnina cercando tra la biancheria ammucchiata., Ecco: queste sono due berrette da notte. Prendetele pure.. ve le regalo. Vi risparmieranno tanti mali di testa e tanti raffreddori. Poveri fanciulli! Come vi hanno bene rimonda la cocuzza!
Siete un angelo!
Siete una santa!, gridarono pieni di gioia Saltapicchio e Lumachino calcandosi le berrette sino alle orecchie.
Ed ora addio e tante grazie.
Addio, e che il Signore vaccompagni!, esclam la vecchietta tendendo in atto di benedizione la tremante mano verso i fanciulli, che sallontanavano per la campagna illuminata dagli ultimi raggi del sole.
Una fortuna inaspettata
Cominciava ad avvicinarsi la notte, una di quelle notti piene di luce e darmonia, di profumi e dincanti.
Per la campagna, che saddormentava nelle svanenti tinte del tramonto, non si vedeva pi anima viva.
Soli, abbandonati, sfiniti, i miseri nostri figliuoli avanzavano verso lignoto.
Senti, fratello,, disse ad un tratto con voce languida Saltapicchio., Io non ne posso pi. La fame mi divora e le gambe mi si piegano.
Anche a me le ginocchia fanno... giacomo giacomo. Ho una fame pi nera della notte.
Ah! siamo pur sfortunati. Ce ne capitano di tutti i colori.
Madonnina! che giornata.
Ohi, ohi!
Che c?
C che lo stomaco chiede soccorso... Perch non sono una bestia?
S che lo sei, amico mio.
Mangerei tanto fieno da crepare.
Crepa, crepa!
Hai voglia ancora di scherzare, tu.
Che vuoi, mio caro, anche questo  un mezzo come un altro per mitigare i grampi dellappetito,, sentenzi Lumachino dando una scossa al ciuffetto della berretta.
Come siamo ridotti brutti!, riprese Saltapicchio sorridendo mestamente.
Brutti noi? Ma sei pazzo! Siamo elegantissimi. Alla prima citt che trovo, voglio fare un giro per il corso per farmi vedere. Rimarranno estasiati.
S; mi sembri un malato che esca dallospedale.
Malato o non malato, leleganza e la bellezza ci sono. E questo  quanto.
Quellimpenitente birichino stava gi prendendo una caratteristica posa da bellimbusto, quando sul fondo dorato del cielo apparve, come ad un naufrago unisola, un albero di fico.
Questa volta siamo salvi!, url Lumachino scavalcando la siepe insieme al figaro in erba.
Erano fichi brugiotti.
Ne voglio mangiare tanti da far vergognare lalbero. Pancia mia fatti capanna.
Senti, fratello,, sussurr dolcemente Saltapicchio, che sebbene tentato dalla gola sapeva ancora contenersi., Senti, fratello mio, non  roba nostra questa.
Ebbene, che fa?
Non diventiamo ladri.
E creperemo di fame dunque? Sono baggianate le tue! Tieni, prendi, mangia questo fico, e poi mi saprai dire se cambierai idea,, grid inviperito Lumachino.
Ma in quella una voce calmissima si elev.
Figliuoli, la roba altrui  sacra.
I ragazzi si volsero repentinamente, e videro l presso un uomo. Il suo viso era dolce e grave.
Giacch i fanciulli, colti sul fatto, imbarazzati, non sapevano che cosa rispondere, con un misto di dolore e di piet il nuovo venuto seguit:
A questet... Mio Dio!... Gi...
Senza aggiungere parola lo sconosciuto li prese benevolmente per mano. Saltapicchio e Lumachino, tanto erano stati sopraffatti dallaffabilit di quelluomo, non si opposero. Egli allora li condusse nella sua piccola abitazione nascosta tra il folto delle quercie.
Giuntivi, il benevolo signore prese un boccale di terra pieno di vino, un pane e delle pesche e depose tutto sulla tavola.
Mangiate, ragazzi,, disse poi con voce calma, sedendo.
I derelitti si guardarono trasognati.
La perfetta dolcezza, la calma rassegnazione di quello sconosciuto destarono in loro una strana impressione: si sentirono commossi.
E chi siete voi, cos buono?, domand Saltapicchio, trangugiando mezzo chilo di pane.
Sono un maestro di scuola.
Ohi! ohi!
Che hai, bimbo?
Niente... mi duole un piede,rispose quel bugiardello di Lumachino.
E voi chi siete?, interrog il maestro con paterna dolcezza.
Siamo orfanelli. Giriamo il mondo in cerca di fortuna.
La fame ci divora e la stanchezza ci ammazza.
Poveri bimbi miei!, sospir mestamente quel cuore doro.
Poi, dopo alcuni momenti di riflessione, soggiunse:
Sentite, io sono povero. Sono povero quasi quanto voi. La scuola mi d a fatica tanto da poter vivere. Non ho nessuno io... Volete restare con me?... Passeremo insieme le intere giornate in questa scuola...
Ohi! ohi!
Voffro la mia casa, il mio lavoro.
A quella rara bont i buoni figliuoli non poterono resistere, ad onta, dobbiamo confessarlo, dello spauracchio della scuola, e si gettarono sul petto del maestro.
Abbracciatemi, miei poveri fanciulli.
Oh grazie, grazie... siete pur buono con noi!
Tutti ci hanno trattati come cani randagi, soltanto voi avete mostrato cuore.
Tacete, ragazzi. Ascoltatemi ancora. Io vi ho offerto ci che avevo, ma non villudete. La vostra condizione sar povera... la misera cena che avete mangiata stasera  il mio nutrimento giornaliero... come me voi dormirete in questa povera casupola... voi dividerete con me penose fatiche... ma io vi toglier da una vita di vagabondaggio... svilupper tutto quello che in voi c di buono... vi istruir, vi metter persino in grado di potere onorevolmente guadagnare e vivere.
Signore.
Padre.
Volete restare?
Oh s: siete troppo buono. Studieremo tanto tanto e vi renderemo felice!
Un calcio alla fortuna
Proponimenti dun giorno, giacch una settimana dopo quegli svogliati di ragazzi potevano sentir parlare di scuola come di busse.
Senti, fratello,diceva Saltapicchio un giorno che il maestro sera recato per affari in un vicino paese,la scuola sar una gran bella invenzione, ma non  pane per i miei denti.
Non me ne parlare!, rispose laltro rabbrividendo.
E dire che sono stati gli uomini ad inventare tali supplizi!
Meglio venti legnate che venti minuti dabbecedario.
E laritmetica?
E la scrittura?
Vedi,, ricominci Lumachino dopo un istante,, io avrei unidea, ma ho paura che tu non laccetti.
Parla, compagno mio.
Ebbene, accada quel che accada... ascoltami.
Sono tuttorecchi.
Non si pu negare che la scuola a noi non piaccia: noi siamo nati per esser ciuchi e ciuchi vogliam morire.
Evvivaaaaaa!
Fratello... in asinit,, seguitava loratore infervorandosi., Noi siamo fuggiti dal nostro paese per non rinchiuderci tra quattro squallide pareti duna scuola, ma per respirare laria pura dei campi. Vogliamo essere liberi come gli uccellini, vivere tra il verde come loro, cantare come loro. Non c, o signori, scuola per gli uccellini:., non ci devessere nemmeno per noi.
Abbasso la scuola!
Unultima parola, una sola parola,, grid con gesto napoleonico Lumachino., Al di l di quella siepe c la libert, l in quella prigione c la scuola. Cittadini... scegliete!
La perorazione fu accolta dal numeroso uditorio, Saltapicchio e due oche che beccavano tra lerba, da entusiastiche acclamazioni e la riunione si sciolse al grido ripetuto di:
Abbasso la scuola! Abbasso la grammatica!
Per la cronaca, dobbiamo aggiungere che, nonostante la gran ressa, non si ebbe a deplorare alcuna vittima.
Unoca soltanto, tra il pigia pigia, svenne.
Sei un oratore, un fiume deloquenza, un secondo Cicerone!, esclamava entusiasmato Saltapicchio.
Taci... Dimmi piuttosto se i miei ragionamenti non sono ragionati.
Mi convincono pienamente. Sembrano preparati apposta per me.
E che si fa allora?, domand Lumachino.
E me lo domandi? Al di l della siepe c la libert, l, in quella prigione, c la scuola. Cittadini, scegliete! pronunzi solennemente Saltapicchio, scimmiottando lamico.
Ebbene... i cittadini... saltano la siepe.
Cuor doro, ingegno sublime! Lascia che ti stringa al petto.
I due monelli si gettarono luno nelle braccia dellaltro.
Le valigie non le dovevano preparare, gli addii non li dovevano dare, perci con due salti furono presso la strada maestra. Ma prima eh lasciare quella casa dove avevano, quasi morenti di fame, trovato soccorso per opera dun uomo tanto caritatevole, si sentirono commossi e istintivamente si fermarono.
Eppure,, mormor Saltapicchio,, siamo cattivi noi ad abbandonare quel santo maestro.
Certo... gli daremo un grande dispiacere.
 cos buono!
Cos paziente!
Oh, non voglio abbandonarlo senza lasciargli un saluto.
E che vuoi fare?
Andiamo: vedrai!
Tornarono correndo alla misera casetta. Saltapicchio prese un cannellino di carbone e presso la porta, sulla candidissima parete, scrisse a caratteri cubitali, mettendo a dura prova tutta la sua ortografia, queste parole:
rincraziamenti e salutti.
Un baco ed un abbraco.
Ed ora fuggiamo,, disse gettando il carbone come se gli bruciasse le dita,, non posso starci pi in questa casa. Andiamo... andiamo.
Andiamo.
Furono in un lampo sulla bianchezza della strada.
Proprio allora passava un barroccio carico di fieno.
Che si monta?, domand Lumachino.
Venite pure: io arrivo sino lass alle Vallicelle,rispose il carrettiere rallentando., E dove andate voi?, domand quando lebbe caricati.
A far fortuna.
Ogni strada  buona allora quando c voglia di lavorare!, esclam il contadino facendo schioccare la frusta.
Poi, incuriosito dai bianchi berrettini che coprivano la testa dei ragazzi:
E dite un po, seguit, perch, miei pispoloni, siete cos pelati?
Una cosa da niente, rispose a faccia tosta Lumachino., Figuratevi che laltro giorno, mentre sera dal barbiere, per isbaglio questi invece di versare sui capelli dellacqua odorosa cinond di sublimato corrosivo.
Toh! toh!, fece il barrocciaio sorridendo maliziosamente.
Gi... sicuro... Sapete bene che il sublimato  adoperato per disinfettare i rasoi... Fu una svista... e... e il bulbo dei capelli rimase bruciato, e noi... siamo rimasti pelati.
Toh! toh! E come mai non si bruci anche la testa?
Mi fa specie che non comprendiate certe cose. Noi abbiamo delle teste durissime!, esclamarono con gesto superbo e sprezzante i monelli.
Oh... in quanto a questo ci credo!
A tu per tu con un assassino
Vicino al fiume, dove la strada si biforca, il barrocciaio si ferm, e rivolto ai ragazzi disse:
Io, colombini miei, me ne vado per questa stradicciola: fate buon viaggio. Tra poco vi troverete a Roccamerlata.  un bel paese. Domandate del Coniglio bianco. V una pasta duomo da non dire. Si chiama compare Grillo.
Grazie, e che il Signore vi ricompensi.
Niente. Che la fortuna vassista, Addio.
Addio!
Il barrocciaio riprese la corsa, e si confuse tra i nuvoli della polvere candidissima.
I fanciulli restarono un po a guardarlo, poi siccome cominciava ad imbrunire e volevano arrivare allabitato prima di notte, presero di buon passo la strada verso Roccamerlata.
Camminavano per zitti e melanconici: avevano come il presentimento di una disgrazia che stesse per coglierli.
Adesso sar tornato!, sospir Saltapicchio.
Lumachino cap subito che si parlava del maestro, e prov come unoppressione al cuore.
Come rimarr stupito ed addolorato della nostra partenza!, seguit come parlando in sogno il compagno., Siamo pur stati cattivi noi!
A quei tardi rimpianti Lumachino, sebbene segretamente sentisse dispiacere, ebbe un momento di ribellione, e:
Sei ancora in tempo,, grid., La strada  libera, la casa  laggi. Torna. Io resto per la mia via.
Oh... non dicevo questo..., rispose dolcemente Saltapicchio., Io non ti abbandoner mai, fratello.
Sei pur buono, tu. Scusami e perdonami.
Ma ti pare! Tieni, ecco la mano... eccoti laltra. Mi dispiace di non essere una scimmia per dartene quattro.
La pace fu fatta, ed il sorriso torn sulle loro labbra.
Camminavano gi da unora, e la notte copriva oramai dombre la campagna deserta, quando i piccoli viaggiatori scorsero, come nelle favole della nonna, un lumicino... lontano lontano.
Ci siamo, compagno. Laggi c un luogo abitato.
Sento un puzzo di uomo... ad un miglio di distanza., Andiamo laggi. Chi sa che non ci sia qualcuno da sbarbificare. Si guadagnerebbe la cena.
Bada che non accada come col parrucchiere di Colfiorito.
Che vuoi che ci taglino ora? A meno che non si prendano il nobile divertimento di reciderci losso del collo.
Brrr. Non me ne parlare. Sai che figura ridicola faremmo andando in giro senza la cocuzza!
Tienla da conto; vale un tesoro!
Oh s;  una testa di ciuco perfetta.
Cos discorrendo serano avvicinati, a poco a poco, al lumicino.
Sembra che non stia sulla strada,, disse Lumachino.
Pare anche a me.
Si prende allora questo viottolo?
S, e avanti, che comincio ad avere appetito.
Ma, fatti pochi passi, saccorsero con meraviglia che il lumicino non proveniva, come avevano creduto, da un cascinale, ma da una vecchia torraccia diroccata. Uno di quegli antichi ruderi medioevali che spesseggiano nelle campagne dItalia.
Come  nera! com brutta!, esclam Saltapicchio preso da un certo terrore.
La torre  nera e brutta, ma che fa? Ci sar bene della gente... bianca e bella.
Sempre ragione tu. Labito non fa il monaco, diceva il maestro.
Sicuro.
Sembra la casa dellorco,, seguit Saltapicchio, che sentiva ridestarsi le lontane impressioni delle favole infantili., Chi sa non ci troviamo la buona fata dagli occhi turchini, che ci doni il tesoro!
Oh, io mi contenterei di molto meno! Mi basterebbe un buon contadino dagli occhi neri, con una buona scodella di minestra.
I ragazzi, giunti oramai sul luogo, stavano per varcare la soglia della paurosa torre quando sorse da terra un uomo. Si sentirono afferrare per la vita, e una voce minacciosa soffi alle loro orecchie.
Tacete, o siete morti!
Nespole!
Giuggiole! E se non parliamo... siamo vivi?, interrog Lumachino facendosi coraggio.
Ah! scherzi tu?, seguit terribile lomaccio., Lo sai chi sono?
No,rispose candidamente il ragazzo, che vinta la prima paura provava quasi quasi piacere a quella scena fantastica.
Io... sono un assassino.
Toh... Ma questa  una bellissima combinazione. Non vi avevo veduto che sul teatro dei burattini, ed ora invece ho lonore... laltissimo onore di vedervi in persona. Signor assassino, i miei complimenti.
Taci, Lumachino, non scherzare,, si raccomand il compagno, che sentiva tremare le ginocchia.
Io, capisci bene,, prosegu il malandrino per intimorirli,, io uccido i ragazzi.
Toh,  graziosa... graziosissima! Ma bravo!, fece imperturbabile il piccolo girovago.
Ma li uccido a morte lenta. Ne prendo uno alla volta... delicatamente. Prima gli faccio schizzare gli occhi dalle orbite, poi gli taglio le orecchie, il naso e la lingua; poi lo ungo ben bene e lo faccio abbrustolire lentamente,, rugg lassassino arrotando i denti, credendo di avere con quella descrizione raggiunto il suo scopo.
Ma, invece, con la voce pi calma e serena di questo mondo, sent rispondersi da quel frugolo di Lumachino:
Soltanto questo?
La proposta di Vendetta
Ci sono delle nature s fatte che innanzi al pericolo, pi che coraggiose, diventano spavalde; tale il nostro Lumachino.
Egli, dal primo momento, aveva compreso dessere capitato in un covo di ladri: e da quel primo momento, pi che della sua persona, aveva temuto quella del compagno. Certo che non avendo fatto male ad alcuno non ne avrebbero nemmeno ricevuto, sera sentito forte e, nellinnata sua allegria, aveva quasi riso di cuore di quellavventura.
Pure, quando tenuto per un braccio, insieme con Saltapicchio, varc loscura porta di quel ricovero del malaugurio, sent stringersi il cuore e trem.
Ah, tremi!, ghign sinistramente il malandrino.
Io? Niente affatto. Piuttosto finiscila di stringermi cos, brutto ceffo di coccodrillo.
Fratello... mi raccomando,, pregava Saltapicchio battendo i denti e sentendosi agghiacciare.
Sciagurati!, url il bandito con voce che rimbomb nel vuoto della torre., Ora morrete.
Aperta una porta a pedate, scaravent i ragazzi nellinterno di uno stanzone, dove alla luce oscillante duna torcia stava sdraiato un uomo dalla faccia meravigliosamente brutta.
Che c, Gasparo?, domand.
Vedi bene, Vendetta,, rispose il masnadiere., ci sono due fringuellini che ho acchiappati qui fuori.
Ah, ah, ah!!
La bocca di Vendetta si allarg sino alle orecchie per dar posto ad un lercio sorriso.
Come siete brutto!, fece Lumachino incrociando le braccia.
E che facevate fuori della torre?, strill con un vocione da lupo mannaro lassassino.
Nulla... signor assassino.
Facevate la spia, ehm?  continu laltro, digrignando i denti.
Chi, noi?! Se non la finite vi dar uno schiaffo cos forte da riempirvi la bocca di denti.
Taci... taci, fratello,, supplic Saltapicchio.
Poi, facendosi coraggio, si volse a Vendetta.
Oh no!, disse dolcemente, credeteci. Noi siamo due poveri figliuoli che giriamo il mondo. Abbiate piet di noi, signore; non abbiamo fatto male ad alcuno.
Graziosi, questi marmocchi!, esclam Gasparo.
Sicuro, graziosissimi!, osserv Lumachino., Molto graziosi... Pi di voi, muso di scimmia.
E da dove venite?, riprese Vendetta leccandosi i baffi e strizzando gli occhi, tale e quale come fanno i gatti in attesa del topo.
Veniamo da vicino. Quaggi... dalla casa del maestro,, riprese Saltapicchio.
Dalla casa del maestro?, url il bandito saltando in piedi come se lavesse morso la tarantola.
Gi, dalla casa del maestro. Che c di strano?
Ah! ah! ah! C... c..., prosegu Vendetta stropicciandosi le mani,c... che, caro Gasparo... che la fortuna ci aiuta. Ah! ah! ah!
Ma che ha quel mammalucco?, interruppe Lumachino.
Questi scimmiotti ci aiuteranno,seguitava laltro imperturbabile.
Ma sarete voi... un mandrillo.
Sentite, ragazzi... Noi siamo... come voi sarete persuasi, buone persone,, prosegu lassassino avvicinandosi.
Ah, in quanto a questo!..., fece seriamente Lumachino con unaria da cavare gli schiaffi di mano a un santo.
Noi vogliamo molto bene ai ragazzi.
Ma non c bisogno di dirlo, cotesto. Lo sappiamo; sar questione di rimanere senzocchi, senza lingua, dessere fatto arrosto... Ma questo che cosa  mai, mio Dio?  questione di abitudine! Prosegua pure la Signoria Vostra; gi il chiarissimo signor Gasparo ebbe la gentilezza di tenerci informati.
Tanto meglio!, bofacchi Vendetta, facendo per lallegrezza una mezza piroletta.
Poi saccost ai ragazzi e guardandoli fisso:
Ebbene, io vi propongo un affare,, disse.
Sentiamo.
Un affare doro.
Meglio ancora.
Un affare che vi far, da miserabili vagabondi, cambiare in veri signorini... Un affare...
Ma ditelo, e finitela con questantifona.
Dovete sapere...
Ecco, aspettate allora... Fatemi sedere cos ai primi posti. La storia sembra debba essere lunga ed interessante. Vieni qui, Saltapicchio; qui vicino a me. Cos... benissimo. Dicevamo?
Dovete sapere, dunque, che il vostro maestro  andato questa mattina a Colfiorito.
Roba vecchia questa.
E che questa sera torner a casa.
Roba ancor pi vecchia.
Ma quello che non sapete voi  che egli ha avuto lincarico dal Municipio di portare a Roccamerlata tremila lire.
Ebbene?
Ebbene... ebbene egli questa notte si ferma a casa e noi... cio voi, che conoscete a palmo a palmo quella catepecchia, e che non date alcun sospetto... voi glie le ruberete.
A quellinfame proposta i ragazzi fremettero.
Pure Lumachino, che gi aveva mulinato il suo progetto, ebbe la forza di sorridere ed imperturbabile chiese:
Ma dite davvero?
Sicuro, mio bel marmocchio! Mi piaci tu!
Ed anche voi!
Dunque accetti.
Se accetto!
Saltapicchio sgran tanto docchi. Gi stava per intervenire, quando una potente gomitata del compagno gli tronc la parola in bocca.
Ohi!, grid.
Non ci fate caso, signori.  un povero malato: patisce di dolori artritici.
Non  vero!... non  vero!
Ma taci, o siamo perduti,, soffi al suo orecchio Lumachino.
Poi, rivolgendosi nuovamente ai furfanti:
E quanto ci darete?, domand sfacciatamente.
Mille lire.
Sono poche. Ma non voglio litigare. Vada per mille lire.
Sei il pi bel ragazzo che abbia veduto.
Siete il pi brutto furfante che mi sia capitato fra i piedi,, sentenzi Lumachino a denti stretti.
Andiamo?, interrog Vendetta, mettendosi il trombone a tracolla.
Andiamo,, rispose Gasparo, provando la molla dun coltellaccio.
Prendi la torcia, compagno.
Lasciate fare, non vincomodate... la prendo io, rispose Lumachino con un lampo negli occhi.
Ed uscirono. Ma mentre i due malandrini stavano per varcare la soglia della torre, Lumachino si volse di repente e ficcando la fiaccola nella bocca di Vendetta:
Via, fratello!, grid.
Saltapicchio spicc il salto e prese la campagna, ma Lumachino fu raggiunto da Gasparo. Lassassino sollev il coltello e, bestemmiando, vibr un terribile colpo al ragazzo.
Oh Dio!, url il povero figliuolo seguitando a correre.
Che c?... che c?
Niente... niente...
Avanti, dunque,, grid Saltapicchio;, bisogna giungere prima di loro... bisogna salvare il maestro.
Oh s... s... ne andasse anche la vita!
Lumachino ferito gravemente
Per la strada bianchissima, nella luce lunare, i ragazzi correvano a pi non posso verso la casa del maestro. Un medesimo pensiero li sospingeva: avvertirlo del pericolo che gli sovrastava.
Arriveremo in tempo sai, fratellino,, grid Saltapicchio, rivolgendosi al compagno che restava a poco a poco indietro.
Come sar contento di rivederci!
Oh s..., pronunci con un fil di voce Lumachino, portandosi la mano alla spalla e ritraendola rossa di sangue.
Ma che hai? Perch resti indietro?
Nulla... nulla. Una storta ad un piede. Va... va... corri tu. Giungi a casa del maestro. Non perdere un momento... Io mi riposer qui un tantino... poi ti raggiunger.
Ma no, voglio restare con te.
Pensa al maestro... pensa a lui. Salutamelo anche da parte mia... Va va. Un minuto pu essere la sua rovina... Che! hai forse paura di lasciarmi solo? Non son mica un ragazzo pauroso io!, fece Lumachino cercando di sorridere.
Ebbene, sia cos. In quattro salti giungo e torno. Arrivederci!
Addio!...
E mentre lamico sallontanava correndo, Lumachino vide intorno a s confondersi ogni cosa, come in una nebbia di sangue, e cadde pesantemente in mezzo alla strada.
Intanto Saltapicchio correva a perdifiato. Non sarrestava un momento e ad ogni istante spingeva lo sguardo dietro le siepi per riconoscere la casupola del maestro. Ad un tratto mand un grido. Laggi in fondo, tra le macchie nere del querceto, aveva veduto biancheggiare la scuola.
Ci sono!, esclam giubilante, ed affrett la corsa. Travers come unombra la strada, prese il viottolo e si trov innanzi al cancello. Gi stava per entrare, quando un cosino gli si par dinnanzi e gli chiuse la via.
Era un contadinello.
Corpo dun bue! Mhai messo paura!, grid Saltapicchio, riprendendo fiato.
Buona sera, signorino.
Non chiamarmi signorino; chiamami compagno. Ma che vuoi dirmi? Ho premura... Maspetta il maestro.
Bah! Non pu essere,, rispose il microscopico fanciullo strizzando locchio.
Come non pu essere?
Non pu essere, perch il maestro non c.
Non c?
No; e mi ha detto... Ecco... mi ha detto cos... Aspetta un momento... Ecco: Senti, Menico.
Ah! Ti chiami Menico?
S.  un bel nome,  vero?
Oh s! Al mio paese si chiama cos anche il ciuco del dottore.
Toh!... Mi fa proprio piacere:  un onore inaspettato. Ma non interrompermi. Dicevo... dicevo dunque... Ah... ecco: Senti Menico, mha detto il maestro, va a casa mia. Troverai due ragazzi: di loro che non simpensieriscano se questa sera non torner. Ho degli affari: li rivedr domani. Hai capito?
Sia lodato il Signore!, esclam Saltapicchio, mandando un gran sospiro di sollievo., Mi sento levare un gran peso dallo stomaco.
E anchio! E giacch ho fatto lambasciata, posso ritornarmene dritto dritto a casa.
Torni a Colfiorito?
Sicuro!... Maspetta la zuppa.
E... vedrai il maestro?
Sicuro!... Maspetta la zuppa.
Ebbene. Menico, salutalo tanto anche da parte del mio amico. Digli che gli vogliamo sempre tanto bene.
Sarai servito. Addio!
E Menico, prendendo le scorciatoie tra i campi, sallontan cantando in tono cadenzato: Maspetta la zuppa la la la... maspetta la zuppa li li li....
Saltapicchio rest, sorridendo, ad ascoltare quella voce allegra, che si perdeva nellimmensit della campagna, poi, impensierito del ritardo dellamico:
Andiamogli incontro,, disse:, lo trover camminando.
E riprese la strada.
Ma per quanto scrutasse, non vide alcuno.
Caspitterina! Eppure dovrebbe essere gi qui,, aggiunse, diventando pensieroso., Ehi, Lumachinooo... fratellinooooo!, grid facendo con le mani portavoce.
Al suo richiamo non risposero che i lontani echi delle vallate e lo strido dei pipistrelli.
Che si sia fatto davvero molto male al piede?, prosegu affrettando il passo., Ehi, Lumachinooo!
Nessuno rispose.
Nespole! Che labbiano raggiunto gli assassini?, pens rabbrividendo., Oh, non pu essere! Gi io ho fatto molto male ad abbandonarlo. Oh, ma ci sono ancora!... Eccomi, eccomi... fratellinooooo!
Sebbene fosse molto stanco Saltapicchio riprese la corsa.
Si sentiva mozzare il respiro ed un dolorino acuto gli pungeva la milza: ma non si fermava, non rallentava il correre.
A testa bassa, coi denti stretti, coi pugni chiusi sembrava un uomo terrorizzato, inseguito dal fantasma della morte.
Ad un tratto sarrest di schianto e mand un grido di gioia; sul candore della strada aveva scorto il corpo del compagno.
Si chin su lui e sorridendo:
Ehi, amicone,, gli disse,, non farmi la burletta. Mhai veduto da lontano, e, per mettermi paura, ti sei gettato per terra? Su... non  riuscita questa volta; animo, in piedi!
Ma Lumachino non rispondeva, n dava segni di vita.
Saltapicchio sent allora imperlarsi la fronte dun sudore diaccio diaccio, ebbe come il presentimento duna grande sciagura, ed allungato il braccio scosse, per destarlo, la spalla del fratello. Ma prov come una sensazione di caldo... Ritir la mano e la vide lorda di sangue.
Linfelice fanciullo rimase per un istante come pietrificato: sbarr gli occhi, poi si port le mani alla fronte e dette in uno scoppio di pianto.
...
.
...
La mattina allalba due carabinieri, passando in perlustrazione, trovarono in mezzo alla strada un fanciullo che piangeva dirottamente presso il corpo immobile dun altro. Il dolore sembrava averlo pietrificato, ed alle interrogazioni rivoltegli parve destarsi da un sogno e non seppe rispondere che:
Mhanno ammazzato... mhanno ammazzato il mio fratellino!
Lumachino allospedale
Quando Lumachino, dopo il lungo svenimento, riapr gli occhi alla luce, vide chinati sopra di s, in dolcissimo atto, il viso pallido e delicato di una giovane suora e la faccia seria e pensierosa dun uomo.
Poverino; egli rinviene. Vedete, dottore?, disse con voce soave la monaca.
Oh s;  roba da poco. Fortunatamente la lama ha incontrato la scapola. Il dolore ha prodotto lo svenimento e il delirio, ma con un po di riposo tutto finir. Non  vero, piccola birba?
Grazie, mio signore,, rispose languidamente il ferito.
Poi subito domand:
E il mio fratellino?
Il tuo fratellino... sta bene,, fece il dottore rabbuiandosi in viso., Non dubitare: pensa a guarire ora. Mi raccomando: non muoverti, acciocch la fasciatura non si sposti: e silenzio.
Silenzio,, ripet la suora posandosi il dito roseo sulle labbra.
Oh s, ubbidir, mia buona fatina.
Il ragazzo, ripreso dalla prostrazione che una ferita sia grave o leggera sempre produce, risocchiuse gli occhi e saddorment dun sonno benefico.
Lasciatelo riposare,, fece il dottore rivolgendosi alla suora., Torner questa sera. Arrividerci, suor Carmela.
La pace sia con voi,, rispose la giovane monaca, seguendo con lo sguardo il medico che sallontanava per la corsia.
Poi sappress di nuovo al piccolo malato. Gli sassise vicino, e guard amorosamente a lungo, come unaffettuosa sorella, il volto bianco quale cera del povero Lumachino.
Soltanto verso sera, mentre il sole, dalle grandi finestre, mandava negli ampi cameroni dellospedale fasci di luce rossastra, come di sangue, il ragazzo apr gli occhi. Rivide il volto dolce di suor Carmela che pregava presso di lui, si ricord subito della scena del mattino, comprese dessere stato condotto in quel luogo per essere curato, e tendendo la mano verso la monaca:
Sorella, disse, come siete buona.
Taci birichino! E come ti senti?, interrog la premurosa infermiera sorridendo.
Meglio... molto meglio.... Ma...
Ma che? ragazzo.
Ma un pensiero... mi mulina nella testa e non mi d pace. Ditemi: sapete niente di mio fratello?
Suor Carmela rimase confusa a quella domanda, e rifuggendo dalla bugia, ella che pure non aveva mai mentito:
Non impensierirti, fanciullo,, disse,, sta tranquillo. Il dottore ti porter notizie...
Oh, come sono contento! Verr presto, non  vero, il dottore?
S, tra poco. Ma fermo, non muoverti.
Poi savvicin al comodino, prese una tazza e:
Adesso, tu che sei un buon ragazzo,, disse,, devi ubbidirmi. Devi prendere questa tisana calda.
Lumachino fece una smorfia.
Ohi, ohi! Ci siamo!
E poi ti dar uno zuccherino.
Datemelo, sorellina!
No, prima la medicina.
Ohi, ohi!  cattiva.
Su, sii buono. Ti dar due zuccherini.
 amara.
Te ne dar tre,, replicava dolcemente suor Carmela presentandogli la tazza.
Ebbene, uno zuccherino prima e tre poi,, fece il ghiottoncello risolvendosi.
Vada. Tieni: ecco lo zucchero... Ed ora...
Ora lamaro. Ma io sono coraggioso, non sono mica un ragazzo bizzoso... Ecco: una, due e tre... glu, glu, glu..., e la tisana fu bevuta sino allultima goccia.
Zucchero! zucchero!, gridava Lumachino aprendo la bocca.
La buona suora mantenne la parola, ed anzi aument la dose: invece di tre gli dette quattro zuccherini.
Benissimo... ci volevano proprio, altrimenti il... caff era troppo amaro,, conchiuse Lumachino sorridendo.
In quellistante in fondo alla corsia apparve il dottore. Era pallido e pensieroso pi del solito. Si avvicin al letto di Lumachino, salut la suora, rimosse la fasciatura e not che la ferita tendeva a cicatrizzarsi. Tast il polso al ragazzo e lo trov regolare:
Bene... bene. Tra poco ti alzerai,, disse, guardandolo fissamente.
Poi, dopo avere mandato un sospiro:
E come ti chiami?, domand.
Lumachino, signore.
Bravo.  un nome grazioso... Ma speriamo che nella guarigione non andrai col passo della... lumaca.
Oh no, signor dottore. Mi sento molto meglio... Tra poco sar sano e fiero come prima, ed allora voglio uscire e voglio andare a trovare il mio fratellino... Oh! ditemelo... ditemelo voi... ditemi qualcosa del mio Saltapicchio.
Bah!... che vuoi ti dica?, fece imbarazzatissimo il medico.
Non  malato?
Oh no!
E lo vedr, non  vero?
Sicuro, mio piccino. Ma sta fermo, non smaniare cos. Lo vedrai presto... prestissimo. Addio, a domani. Dormi tranquillo.
Salutandolo, dun cenno amichevole della mano, sallontan per la corsia insieme con suor Carmela.
Senta,, disse allora alla pallida infermiera,, quel ragazzo tra pochi giorni sar guarito, ma sino allora  meglio non dirgli che il suo compagno  in carcere. Un dispiacere potrebbe essergli fatale.
Non dubitate, dottore,, rispose sommessamente la fanciulla chinando la fronte.
Lo affido a voi,, seguit il dottore quando fu sulla porta., Sono sicuro di lui. Per pochi giorni io mi assenter.
Come?..., fece attonita la monachella.
S, suor Carmela. Ho il mio figliuolo malato di tifo e per la sicurezza ho domandato di essere sostituito. Mi  stato accordato. A presto rivederci.
Che il Signore vassista e che il vostro figliuolo sia presto guarito!
Cos sia,, ed inchinatosi il dottore usc pallido e pensieroso comera entrato.
Egli forse pensava alla forza della scienza, talvolta oscura e incerta: la suora allimmensa potenza chiara e sfavillante della fede.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Una settimana dopo Lumachino era guarito. Il giovane medico che aveva seguitato la cura permise allammalato di lasciare lospedale.
Suor Carmela lo accompagn alla porta e gli consegn lindirizzo di un calzolaio che gli avrebbe date notizie del compagno.
Vi rivedr pi?, domand il ragazzo abbracciando la cara sua fatina, dalle bianche mani.
Chi sa?, fece la suora sospirando affettuosamente.
Oh s... s!
S, mio ragazzo. Ci rivedremo o qui o lass,, ed indicando il cielo, come una visione, sparve ai suoi sguardi.
Comera buona!, sospir il ragazzo preso da un infinito senso di tristezza.
Ma quando varc il portone dellospedale, quando pot respirare laria libera delle strade, quando rivide il sole, svan come un sogno il ricordo delle silenziose ed oscure corsie popolate di letti, sent rinascersi e sollevando le braccia:
Ti saluto, o mio sole!, grid., Una sola cosa manca alla mia felicit: lamore e la compagnia del mio fratellino.
Amore fraterno
Il primo pensiero di Lumachino fu di andare difilato alla casa indicatagli dalla suora.
Aveva lindirizzo scritto su dun pezzettino di carta, ma siccome sapeva leggere poco, scorta alla cantonata una guardia municipale armata dun elmo piumato come un generale, gli si avvicin, e:
Tante scuse, fece, se la disturbo dalla sua posa solenne. Che mi farebbe il favore dindicarmi dove si trova la casa segnata in questo foglino?
Il piumato guerriero prese il foglio, lo gir e rigir tra le mani, poi lo riconsegn con stizza mal repressa al ragazzo importuno dicendo:
Non so leggere.
Toh! Ed allora perch vhanno impennacchiato a quel modo? Che forse i ciuchi mettono lali da queste parti?
Il terribile armigero aveva gi sollevato il braccio per assestare un solenne scapaccione allo sfacciato monello, quando savvicin un ragazzetto piccolo come un soldo di cacio e con un ciondolino di camicia uscente dalla parte posteriore dei calzoni.
Datelo a me e lo legger io quellindirizzo,, disse seriamente.
Tenete, professore.
Ecco... via... via del... via del Gi... gli... via del Giglio, n. 3.
Bravo; grazie. E sapresti insegnarmi dov?
Ti ci accompagno io.
Sei un uomo.
Sfido.
Andiamo dunque. Tante grazie signor... ammiraglio!
I due fanciulli sallontanarono per le strade del paesetto.
Vicino alle mura in una stradicciuola silenziosa e deserta, trovarono il desiato n. 3. Si salutarono, e Lumachino sal, col cuore che gli batteva forte, la scala sgangherata della misera abitazione.
Un vecchietto, con un grembiale a tracolla ed una ciabatta in mano, gli venne incontro.
Che volete, il mio figliuolo?, domand con una vocetta sottile come quella duna donna.
Mi manda qui suor Carmela per avere notizie...
Ho capito... ho capito. Venite dentro... accomodatevi.
Presentandogli uno sgabello si sedette al deschetto e, tra una parola e laltra, cominci a lavorare di lesina e di spago.
Dovete sapere, dunque, figliuolo, che quel benedetto ragazzo di Saltapicchio...
Che? che ha fatto?
Ecco... Dovete promettermi per dessere calmo. Via, si sa, sono cose che accadono, ma che si rimediano.
Madonnina! Ma ditemi dunque che gli  successo?, supplic Lumachino impallidendo.
Ma non vi spaventate cos. Ecco lhanno... Siccome non ha dimora fissa... siccome non ha nessuno, lhanno rinchiuso...
In un ospedale?
Oh no..
In un istituto?
No, in...
In?..., rugg Lumachino.
In carcere,, pronunci il calzolaio in fretta e furia come se quelle parole gli bruciassero le labbra.
Oh non pu essere!, url il ragazzo infuriando., Hanno messo in carcere lui, il mio fratellino, il pi buono dei ragazzi. Oh non c giustizia! Oh non pu essere!
Ed avvicinandosi al ciabattino:
Ditemi che non  vero,, prosegu rovesciando forme di scarpe, lesine e gomitoli di spago,, ditemi che non  vero.
Oh, ma calmatevi.  roba che si accomoder, vi dico. Egli  stato ritenuto in carcere per scontare la multa del vagabondaggio... Gli hanno affibbiato venticinque lire di multa, e quando le avr pagate sar tutto finito.
Ed io, credete, grid Lumachino, che permetter a Saltapicchio di stare ad ammuffire in carcere? Ma voi siete...
Non prosegu. Data una pedata al deschetto rovesci ogni cosa ed usc correndo.
San Crispino maiuti!, esclam il calzolaio., E dire che suor Carmela me lo dipingeva come un angelo! Ma quello  un diavolo.
Intanto Lumachino aveva presa gi la sua decisione.
Sicuro!, esclamava gesticolando,, bisogna ad ogni costo pagare la multa ed allora Saltapicchio sar libero. Dovessi crepare dalla fatica devo trovare questi denari. Poverino, essere in carcere per me... gi per me perch sono stato io... io che lho fatto fuggire dalla casa del maestro. Sono stato io... Io sono la causa, sicuro!
Ehi, ragazzo, che siete cieco?, grid in quel momento un uomo che con due grossi secchi dacqua gli veniva incontro.
Scusate,, rispose il ragazzo,, vho urtato casualmente.
E tanto per provare la fortuna:
E vi servirebbe, signore, un ragazzo per aiuto?, aggiunse.
E chi sarebbe questo ragazzo?, interrog laltro squadrandolo.
Eccolo... il sottoscritto in carne e ossa... Molte ossa.
Arrivi a puntino. Vedi, io sono loste laggi in cantonata e mi ci vuole moltacqua...
Ho capito... Per fare il vino.
No, per risciacquare le botti avvicinandosi la vendemmia. Siccome la fonte sta fuori paese, cos...
Cos,, interruppe giubilante il ragazzo,, cos prendete me per fare tale lavoro. Siete un santo voi.
Guarda per, bimbo mio, che  un lavoro faticoso.
Oh! non fa niente.
Che durer tutto il giorno.
Non fa niente, vi dico.
E che la paga  poca.
Fa... molto, molto questo. E quanto mi darete?
Ti dar quindici lire al mese, da mangiare, da bere e da dormire.
Lumachino pens un momento, poi:
Sentite, disse, io da mangiare, da dormire e da bere ce lho, perci datemi qualcosa di pi e accetto.
Va bene; non ti dovrai pentire di me. E quando comincerai il lavoro?
Quando? Ma subito. Ecco: una, due... e tre.
Sollevati i secchi, quasi correndo, si incammin verso losteria.
Dio maiuta,, andava mormorando, In pochi giorni rimedier tanto da poter salvare Saltapicchio. Mi acquister la benevolenza del padrone, ed allora domander un acconto... Far promessa di lavorare magari un anno a patto che mi dia venticinque lire, ed allora potr stringere tra le braccia mio fratello.
Cos...
Unendo alle parole latto, rovesci i due secchi sui calzoni dun signore che lo precedeva.
Pezzo di birichino!
Toh!... lammiraglio!, e ridendo a pi non posso entr nellosteria.
La bont del dottor Carlo
Da quattro giorni linfelice Lumachino lavorava come una bestia da soma; da quattro giorni linfelice ragazzo, per risparmiare danaro, si cibava di un misero tozzo di pane nero e dacqua, e dormiva allaperto. Ma non un lamento usciva dal suo petto. Egli era felice di faticare per il suo compagno. Quel lavoro linorgogliva e lo nobilitava.
Una cosa sola limpensieriva e lo faceva diventare triste. Fresco ancora di malattia sentiva un indebolimento generale, aveva a volte come dei capogiri, ed i suoi occhi una volta vivi e lampeggianti, erano ora languidi, smorti e cerchiati di viola come quelli di un infermo.
Oh, dove se nera ito il Lumachino duna volta? Il monello eternamente allegro ed irrequieto?
Il pensiero che, mentre egli era libero, Saltapicchio soffriva in carcere, lo consumava lentamente.
E dire che non posso neppure vederlo!, sospirava quella mattina, trascinando i due secchi., Quel cane di carceriere mha risposto come un orso: andatevene, mascalzone, o vi schiaffo dentro anche voi come vagabondo. Oh che vuol dire essere poveri ed abbandonati!Ma a chi pu rivolgersi un povero ragazzo come me! Al maestro? Oh no! sta lontano. E poi, dopo la fuga, mi vergognerei. A chi?... Nessuno, nessuno maiuta.
Il misero fanciullo si ferm alquanto per prendere fiato.
Stava a capo chino ed andava asciugandosi la fronte, quando una mano si pos sulla sua spalla. Si volt di scatto come se lo avessero toccato con un ferro rovente, e si trov dinnanzi al suo dottore. Era sempre pallido e pensieroso ed aveva gli occhi orlati di rosso, come stanchi dal pianto.
Che fai, bimbo?, interrog dolcemente il medico.
Oh, signor dottore, come sono contento di rivedervi!... Ecco... vedete che sto facendo... Trasporto acqua.
Povero ragazzo!, esclam come parlando tra s e s il signor Carlo Maurilli (cos si chiamava il dottore)., Cos piccino e gi al lavoro!
Poi passandosi una mano sulla fronte:
Senti,, disse con voce tremante., Io avevo un figliuolo dellet tua... Egli  morto... Ora sono restato solo al mondo.
Oh, poverino!
Sono vedovo... Non ho pi nessuno... Vuoi venire con me?
Chi?, fece Lumachino spalancando gli occhi dalla meraviglia., Chi? Io da voi?... Oh, ma che dite mai, signor dottore. Venire a servire voi?... Oh, ma con tutto il cuore... Ma, si sa.. Mi dovrete scusare sulle prime, io poco sapr fare.
Oh, non dovrai fare nulla tu! Tu sarai mio figlio.
Io... io..., vostro figlio! Oh, ma, signor... Voi scherzate... Oh, gi, ed io che lo credeva... Ah! ah! ah!!  graziosa... graziosissima.
Ma no, dico la verit. Su vieni, ti conduco subito a casa. Tu hai bisogno di riposo.
Eh... oh! Ma dunque  vero? Oh Dio! la gioia mi soffoca. Ecco, aspettate che riconsegni questi secchi al padrone... Ecco, faccio subito.
Ripresi i secchi, correndo, giunse in un minuto alla bottega: si chin sulla botola della cantina, e mentre dal di sotto compariva la faccia rubiconda delloste:
Padrone,, grid trionfante,, io me ne vado. Grazie... Eccovi lacqua.
Rovesciati i recipienti sulla cucuzza delloste fugg precipitosamente.
Il dottore lo aspettava al medesimo posto, e quando lo vide, le rughe della fronte si spianarono ed un sorriso gli sfior le labbra.
Vieni, figliuolo mio,, disse prendendolo per mano., Andiamo a casa. Sei contento di venire con me?
Oh, signore, e me lo domandate?
Ma in quella il pensiero del suo compagno, che, nella commozione, aveva dimenticato, gli torn alla niente e sospir.
Che hai, bimbo mio?, chiese premuroso il signor Carlo.
Oh, mio signore!, disse quasi piangendo il povero figliuolo sentendosi chiudere il cuore alla speranza., Io non posso stare con voi.
E perch?
Perch non posso. Io non sono solo; ho un mio compagno. Egli  per me un fratello.
Oh lo so... lo so..., interruppe sorridendo il dottore., Gi stavo pensandoci... Anzi, a proposito...
Chiam un uomo e consegnatogli un biglietto:
Mi raccomando, disse, conducetelo subito.
Poi rivolgendosi a Lumachino:
Andiamo, ed allegro; una improvvisata ti aspetta.
Il ragazzo non sapeva pi che dire. Sentiva come limpressione di essere sotto lincubo dun sogno, ed istintivamente portava alle labbra la mano benefica che lo sollevava dalla miseria e dallabbandono.
Oh, signore... signore!, ripeteva sentendosi stringere alla gola dalla commozione.
Quando varc la soglia duna civettuola palazzina, e quando si trov nella penombra di un elegante salotto sent, lui, povero e stracciato, inumidirsi gli occhi e pianse.
Ma per poco, perch ad un tratto si sollev la portiera damascata ed apparve Saltapicchio.
O fratello, fratello mio!, gridarono i ragazzi gettandosi tra le braccia.
Poi si voltarono di scatto, come presi dallo stesso pensiero, scorsero il loro benefattore, che commosso li guardava, e si strinsero al suo petto gridando:
Oh, padre! oh, padre!
PARTE SECONDA
Un anno dopo
 passato un anno.
Nella villa del dottore i due ex-birichini (ma saranno proprio ex?) vivono felici sotto lo sguardo amoroso del dottor Carlo e della zia Menica, una vecchietta ancora arzilla, che ha tutte le cure per i suoi nipotini: li accarezza, li liscia, li gonfia di dolciumi.
Ma oltre il dolce v, secondo loro, lamaro, giacch un vecchio maestro, quotidianamente, listruisce: cio no,  meglio detto... cerca distruirli.
I due birichini, quando sono costretti a stare fermi, chini sulle pagine dun libro o dun quaderno, zampettano come cavallini indomi; si potrebbe dire anche come ciuchini, ma non lo dico.
A volte, quando nellora di ricreazione, che  unora molto, ma molto lunga, tanto che pare che tutti gli orologi stanchi di roteare si siano fermati dun tratto per fare un pisolino, camminano e corrono pel giardino, che, come un immenso cesto di fiori, circonda la villa del dottor Carlo, Saltapicchio e Lumachino svoltano sotto il viale che termina al boschetto, e l, nellombra, lontano da tutti, si guardano negli occhi, occhi lucenti come stelle, e si chiedono lun laltro:
Ti ricordi quando facevi il giovane di barbiere?
Ti ricordi delle tue corse in campagna?
Ti ricordi...?
E sospirano.
Ah, birichini!
 proprio vero che chi sta bene non se ne accorge. Forse rimpiangono la vita randagia, scapestrata dun giorno?
Non dovrebbero.
Sentite?
Dalla villa del dottor Carlo viene la voce della buona Menica.
Pispoliniiii... Pispoliniiii... Correte che  pronta la merenda: pane e miele...
I due pispolini non sospirano pi, ma, di corsa, a testa china ed a pugni chiusi, corrono verso il miele.
Scommetto che se li avesse chiamati il vecchio maestro avrebbero fatto finta di non sentire. Lorecchio di certi fanciulli  cos fatto, che quando suona lora dello studio non basta nemmeno il campanone della torre maggiore del Comune, mentre, per lora delluscita, basta un lieve richiamo, come il ronzo duna mosca.
Dico di certi fanciulli, giacch, fortunatamente, vi sono di quelli che studiano davvero. Saltapicchio e Lumachino per facevano parte dei certi... dato per sicuro che non studiavano.
I pisolini della vecchia Menica
La vecchia Menica aveva un difetto che... erano due; annusava abbondantemente cattivo tabacco e saddormentava spesso, anzi spessissimo, fra i bracciuoli dellampia poltrona.
Su quel trono, con la testa appoggiata allalta spalliera imbottita di stoppa, la buona Menica, vecchia serva di casa, tanto vecchia che aveva persino dato le sculacciate al dottor Carlo quando era piccino, dormiva e sognava beatamente.
Lei assicurava che erano pisolini; ma io non ho mai sentito che un pisolino possa prolungarsi per due o tre ore, che altrimenti anche il ghiro e la marmotta, che sono animali ai quali garba di molto il sonno, potrebbero dire che non fanno altro che pisolini.
Fatto sta che in detti quotidiani pisolini la Menica trovava il tempo, oltre che di riposarsi, anche di almanaccare un pochino. Sognava, e sognando preparava i numeri per il giuoco del lotto.
Dio ne liberi dal giuoco! Giuoco poi pi stupido di quello del lotto non se n trovato mai altro, da che il mondo  mondo.
La buona Menica dunque sognava, e, presa comera dal vizio del lotto, con la bocca a cuore, come una bimba ancora da poppa, mormorava, a quando a quando:
43... 77... 12...
Il giorno dopo altro pisolino ed altri numeri. La notte altri numeri. Dopo tre o quattro giorni era un vero ballo, una ridda di numeri.
Li faceva giuocare immancabilmente e, immancabilmente, perdeva.
Donna per duna costanza a tutta prova, pi perdeva e pi giuocava.
Il dottor Carlo, molti anni prima, aveva cercato di riprenderla bonariamente, ma accortosi che era fiato buttato aveva lasciato correre. Povera donna! Covava sempre la speranza di una vincita... La vincita persisteva a non venire, ma la speranza restava.
Tolto questo vizio e quello dello stabaccare, la Menica era una pasta di miele, un marzapane, un giulebbe. Per i suoi pispolini aveva poi unaffezione esagerata.
Voleva bene, adorava il dottor Carlo, ma i migliori bocconcini, specialmente dolci, erano per Saltapicchio e Lumachino.
Da quando questi erano entrati in quella casa, Menica era ringiovanita: li accarezzava continuamente con gli occhi.
Per lei la vita poteva concentrarsi in queste tre parole: presolina, pisolino, pispolini.
In quanto al dottor Carlo aveva dato ogni cura perch i due orfanelli trovassero nella sua casa comodit, largo affetto e sicura istruzione.
Lui, tutto dedicato a profondi studi per trovare un siero miracoloso per prevenire e salvare i fanciulli dalla tubercolosi, lui che senza alcun compenso girava da casolare a casolare a curare malati e a dare aiuti finanziari, non vedeva che per poche ore del giorno Saltapicchio e Lumachino. Ma in quelle poche ore era un vero padre.
I due birichini ricambiavano il suo affetto. Ma...
In quanto al vecchio maestro, il signor Girolamo, succedeva questo; che a volte alzava un po la voce, sinquietava, poi pensava che anchegli era stato fanciullo, sacquetava, accarezzava i due poco encomiabili alunni e si ritirava a studiare nella ricca biblioteca del dottore. Biblioteca che gli era stata messa a disposizione e nella quale il maestro passava le migliori ore della giornata.
Ora avvenne...
Ora avvenne che il dottor Carlo fu costretto ad allontanarsi per alcuni giorni dalla villa per recarsi a Roma, dove si riuniva un congresso di medici.
Ora avvenne...
Ora avvenne che il signor Girolamo, che non era mai stato a Roma, accompagn il dottore nel viaggio.
Ora avvenne...
Ora avvenne che, dopo la partenza, appena Menica si abbandon tra le braccia della poltrona e si appisol... Saltapicchio e Lumachino si fecero locchiolino, si misero contemporaneamente lindice teso sulla punta del naso.
Mosca!
Mosca... Tommaso!
Zitto!
Chi parla!
Si chiusero nella loro cameretta e...
La buona Menica, con la bocca a cuore, mormorava:
14... 36... 29.
Fuga dalla casa ospitale
Mi pare che sarebbe ora...
Aspetta che chiuda la finestra...
Oh, chi vuoi che ci senta...
Non si pu mai sapere.
Chiusero le due finestre della bianca cameretta; chiusero luscio e ascoltarono, nel silenzio della notte, se qualche rumore sospetto salisse a loro. Nulla.
Menica era oramai a letto e, certamente, sognava. Fuori la luna piena, come la faccia dun gigantesco pierrot, spandeva, per la campagna addormentata, una luce bianchissima. Sembrava una nevicata di petali di gelsomino.
Dunque,, riprese Lumachino,, non v da perdere tempo. Se non partiamo ora non...
Ma...
Ma non cominciamo con i ma. Qui stiamo bene, lo so e lo ripeto; qui ci ingrassano come tacchini nella stia; ma laria, la libert... Andiamo, andiamo. Ho tutto preparato.
E che cosa dir il dottore?
Auff!, fece Lumachino, allultimo ti fai vincere dagli scrupoli e dalla commozione? Ma non eravamo daccordo? Ma che sei? Sei un burattino?
Saltapicchio, a quella sfuriata di parole, fece spallucce come per dimostrare che non curava certi rimproveri, ma nello stesso tempo sent rodersi dalla rabbia e:
Burattino sarai tu!, grid.
Zitto... non gridare... Burattini saremo tutte due, ma dobbiamo andarcene, fuggire... Il dottore torner da qui a sette giorni, e noi avremo tutto il tempo di recarci laggi in citt a vedere il serraglio. Non hai osservato sui giornali che vengono al dottore quante illustrazioni?
Partiamo!... partiamo!, disse subito Saltapicchio sentendo ricordare il serraglio.
Cos mi piaci!  inutile: tu quando senti parlare di bestie ti commovi subito.
 stato sempre il mio sogno vedere un serraglio di bestie feroci.
Anche il mio, te lo confesso, e migliore occasione di questa non la potremmo davvero trovare. Il dottore fuori, il maestro laccompagna, Menica sogna i numeri. Andiamo, andiamo. Torneremo presto presto e Menica non dir nulla; le porteremo un chilo di tabacco da naso.
Ma anche un quintale. Basta stia zitta, che se il dottore venisse a sapere della nostra scappatella...
Ma non ci pensare. Anche se lo venisse a sapere...  cos buono che ci perdonerebbe...
Mentre parlavano Lumachino si pose a zaino, sulle spalle, un saccapane pieno di provviste; Saltapicchio mise nel borsellino venti lire, lirette messe da parte con i doni del dottore e della Menica,, poi, dun tratto, non ebbero pi esitazione ed uscirono.
Lasciarono la loro cameretta dove avevano dormito serenamente tante e tante notti; attraversarono la loro stanza da studio dove avevano imparato pazientemente (pazientemente in ispecie pel maestro) tante nuove cose; scesero la scala che pareva avesse rumori insoliti sotto i loro piedi; passarono innanzi alluscio della camera dove dormiva Menica (15... 22... ed 89) ed uscirono allaperto.
Dallombra alla luce. Un chiarore infinito; un freddo acuto.
Quasi quasi sarebbe stato pi gustoso il tepore dei lettini.
Ma innanzi cera la libert, ma innanzi cera la visione delle bestie feroci; e quando si tratta di bestie i fanciulli non possono resistere.
Pure Saltapicchio, sospirando, disse:
Ma ci sar il leone?
Con tanto di criniera. Non hai visto su quello stampato che stava nello studio del dottore?
E lelefante?
Un serraglio senza elefante, caro berlicche, sarebbe come se uno dicesse una tazza di caff senza lo zucchero.
E la giraffa?
Mi par di vederla. Che collo, che collo...
Si chiudevano intanto nei loro pastrani, si tiravano su il bavero e savvolgevano nelle ciarpe di lana a quadretti neri e bianchi come una scacchiera.
E il coccodrillo?...
Oh che vuoi che in un serraglio di quella fatta non ci siano anche un paio di lucertoloni?
E la tigre?
Anche quella; il gatto non pu mancare.
I due birichini camminavano ora sulla ghiaia dei viali: le loro ombre si proiettavano lunghe lunghe, come fantasmi.
Come se uno stesso pensiero li ispirasse, prima di saltare la siepe che li divideva dalla strada maestra, giacch il cancello veniva chiuso immancabilmente tutte le sere, si volsero verso la villa dove erano stati cos generosamente ospitati. Stettero l l per tornare, poi, mandarono un sospiro, si passarono la mano sulla fronte, come per scacciare i tristi pensieri, saltarono le siepi,, e sentirono di qual sapore acuto fossero le spine,, si trovarono sulla strada bianca, luminosa, e via di corsa come due ciuchini.
La luna, dalla larga faccia, pareva ridesse.
Incontro con Ciacomino
Ed ora che Saltapicchio e Lumachino sono liberi; ora che hanno dimenticato tutti i benefici ricevuti; ora che, per il capriccio di andare a vedere un serraglio di cui hanno visto sui giornali gli annunzi e le illustrazioni, lasciano la casa ospitale; ora che approfittano dellassenza del loro benefattore e del loro maestro; ora che abbandonano la povera Menica; ora, proprio ora, comincia la seconda serie cinematografica di questi due birichini pi birichini che mai.
Corpo duna pipa rotta, disse Saltapicchio correndo per la strada bianca e dura, si respira dincanto.
Caro berlicche, hai voglia, ma la libert  una grande libert. Guarda, rinasco a nuova vita.
Cos dicendo Lumachino, pieno dallegrezza, si lanci in un fantastico mulinello di piroette.
Fermati,, grid il compagno,, pensa alle provviste.
Hai ragione.
Rimessosi in equilibrio lagile fanciullo segu trotterellando Saltapicchio.
Per la campagna era un silenzio profondo. Lontano qualche uggiolare di cane da guardia. Le ombre degli alberi dai rami scheletrici si allungavano livide sul candore della strada.
I due fanciulli, con la punta del naso che frizzava per lacuto freddo notturno, correvano felici. Quel trotto secco su la strada dura li faceva assomigliare un po ad una coppia di ciuchini: ma loro non ci pensavano nemmeno, e se ci avessero pensato ci avrebbero riso. Oramai, lontani dalla villa del dottor Carlo, avevano un solo desiderio, quello di godere nuovamente la libert, quello di divertirsi, quello di ammirare il serraglio delle bestie feroci.
Erano abituati alla vita allaperto, erano abituati alle birichinate; e le ricordavano con nostalgia.
Giunsero presso un bivio. Da un lato sorgeva una casupola diroccata, nido di barbagianni e di civette; dallaltro una croce, tutta nera, con le larghe braccia aperte.
Si fermarono. Saltapicchio si avvicin alla croce e si segn.
Ed ora da che parte prenderemo?
Mi pare a destra.
No, a sinistra.
Senti, i punti cardinali, con tutte le spiegazioni fatteci dal nostro bravo maestro, pare non siano il nostro forte. Io direi di prendere a manca...
E sia pure: tanto, ricordati che tutte le strade portano a Roma.
Dovresti, in questo caso, aggiungere... A Roma e al serraglio.
Ah! non vedo lora di toccare il naso dellelefante. Oh come fa a soffiarselo?
Presto detto; invece di fazzoletti adopera lenzuoli per letti a due piazze.
E di un po; non sarebbe ora di fare uno stuzzichino?
Troppo presto. Aspettiamo il sorgere del sole.
Stavano per riprendere la strada, quando dalla casupola diroccata ed abbandonata, nido di gufi e di civette, sbuc fuori una coppia spaventosa.
Corpo duna pipa rotta!
Lucertoline affumicate!, esclamarono allunisono i due minuscoli viaggiatori.
Dalla nera coppia venne una voce cavernosa che pronunzi, in una strana cadenza, in una ancora pi strana pronunzia, queste parole:
Poni pimpi... non temere del povero Franz... Avvicinatevi... Mio orso Ciacomino non mordere...
Saltapicchio e Lumachino, attratti dalla curiosit, si avvicinarono e scorsero un vecchio zingaro che teneva sulle spalle un sacco. Era un vecchio dai capelli lunghi, dal naso adunco e dagli occhi sprofondati nelle orbite. Presso di lui, tenuto a freno da un anello infilzato nelle narici, chiuso nella sua pelliccia, come un signore che vada dinverno in automobile, stava un orso.
Questo poi  troppo!, esclam Saltapicchio, siamo, si pu dire, appena usciti di casa e gi troviamo le bestie feroci.
Bravo Giacomino! Buona sera Giacomino!!!
Il vecchio mand un grido gutturale e il bestione si alz sulle gambe posteriori.
Salutare Ciacomino... salutare Ciacomino... Salutare pravi pimpi taliani.
Lorso si dette a ballare come... un orso.
Intorno Saltapicchio e Lumachino, vinti dallallegria, ballavano anche loro come due orsacchiotti.
E la luna, che illuminava quella strana scena, la luna dalla larga facciona infarinata, rideva, rideva, rideva.
I due Ciacomini
Non era passata nemmeno mezzora che i due birichini erano gi amici del vecchio zingaro Franz e pi specialmente dellorso Ciacomino.
Ora, dopo lungo tratto di strada, i quattro compagni di viaggio erano seduti sotto un gruppo di odorosi pini e le vettovaglie venivano assaporate deliziosamente.
Lalba spandeva una pioggia di petali di rosa: lontano i monti erano bianchi di neve.
Assaggiate questa scatola di sardine.
Ponissima, molto pona.
Franz mangiava con la stessa avidit di un lupo che fosse stato un mese a digiuno.
Caro Ciacomino, assaggia questo arancio.
Lorso, con la sua zampaccia unghiata, agguantava larancia.
E questo formaggio?
Pono... ponissimo.
Scusate,, chiese ad un tratto Lumachino,, non soffrite di stomaco?
Io... io... avere stomaco ponissimo... sentire un gran vuoto... crantissimo... molto crantissimo vuoto.
Me ne sono gi accorto, giacch le provvigioni spariscono. C questo salamino che...
Franz, afferratolo a volo:
Salamino essere mia passione... Salamino... salamino.
In quattro morsi, del salamino non se nebbe pi notizia.
Corpo duna pipa rotta!... Ma da quanti anni non mangiate pi?
Piccola colazione... piccola colazione.
Lo zingaro salz, bevve a lunghe sorsate lacqua limpida e gelata dun ruscello, poi torn presso Saltapicchio e Lumachino, che riponevano nel saccapane i pochi resti delle vettovaglie, e battendosi le mani aperte sulla pancia disse:
Ora s che sto bene.
Lo credo anchio.
Caro mio, non vinviter mai pi a pranzo. Preferisco, per risparmiare, pagarvi un vestito.
Sentite,, disse allora il vecchio Franz, ciacche...
Giacche e pantaloni...
Ciacche... ciacche la fortuna mi ha fatto incontrare piccoli pimpi voglio raccontare una storia e fare piccola proposta... Sentite... sentite...
Ciacomino si lasciava accarezzare dai piccoli amici, socchiudendo bonariamente i luccicanti occhi.
Sentire...
Sentiamo: ma occorre sbrigarsi, perch noi dobbiamo andare a vedere il serraglio...
Vi condurr io... io condurre piccoli pimpi taliani... io antare serraglio a presentare Ciacomino. Intanto dovete sapere che io giro di citt in citt per cuatagnare qualcosa per riempire lo stomaco...
Chiamatelo... pozzo senza fondo.
Pravo pimpo... essere molto... molto moltissimo allegro... faceto...
Non ho mai fatto laceto...
Prima avevo orso Ciacomino e orsacchiotta Ciacomina e due orsacchiotti piccini piccini, Ciacomini...
Una vera famiglia di Ciacomini.
Guarda, Lumachino, guarda come mi lecca la mano Ciacomino.
Bravo muso nero: siamo amici. Tieni, eccoti lultima frutta delle provvigioni.
Dunque... dicevo... povero vecchio Franz cirare mondo per vivere... essergli restato solo Ciacomino... Ciacomina e Ciacomini morti... Ora... ora avere un pensiero... un pellissimo pensiero... avere con voi pimpi pelli, puoni trovato mia fortuna purch mi aiutate... Pisognerebbe...
Bisognerebbe che cosa?
Che mi accompagnaste...
Questo  concesso, purch si vada verso la citt dove ci aspetta il serraglio.
Non sar completo se non ci saremo noi.
Antremo verso citt., ed il vecchio Franz ebbe un lampo negli occhi,, ma occorre che...
Occorre che...?
Occorre...
Lo zingaro trasse dal grosso sacco che aveva posto da un lato un qualcosa di scuro, di velloso.
Occorre...
E ditelo, corpo duna pipa rotta...
Occorre che vi mettiate entro la pelle dei due Ciacomini e che balliate come...
Saltapicchio e Lumachino non lo lasciarono finire. Lidea di diventare dun tratto, senza studi, orsi, piacque loro immensamente.
Franz intanto aveva tratto fuori dal sacco le due pellicce, ben conservate ed aperte dinnanzi.
I due fanciulli, spensierati come tutti i fanciulli, entrarono entro i due ricciuti pellicciotti e, facendo mille giravolte, ballarono e saltarono come burattini.
Lorso li guard un po; poi, grugnendo, cominci a ballare anche lui. Franz inton una canzone ungherese, accenn anche lui ad un balletto... Ballavano tutti.
...
.
...
Intanto laggi alla villa la vecchia Menica sera accorta della fuga dei due pispolini e piangeva... piangeva... piangeva e, tra una lagrima e laltra, sospirando, mormorava... fuga 26... pispolini 37...
Un colpo di scena inaspettato
Il fare da bestie non doveva essere una professione molto difficile e molto faticosa per Saltapicchio e Lumachino, giacch risero, saltarono, ballarono tutto il giorno.
Da villaggio, a borgata, fu un continuo successo per i due novelli Ciacomini.
I soldi piovevano e Franz era felice e sorrideva dalla larga bocca sdentata.
Si fermavano nella piazzetta del borgo o del villaggio e la rappresentazione cominciava. Consisteva, su per gi, in questo:
Parte prima., Il vecchio zingaro intonava, per non dire stonava, una nenia, diceva lui, ungherese.
Ciacomino, tenendo tra le unghiate zampe un bastone, eseguiva il primo balletto.
Parte seconda., Franz rivolgeva al pubblico, intorno a lui in cerchio, ed in prima fila i ragazzi che sbucavano fuori di tra le gambe degli adulti,, un discorsetto commovente:
Vecchio Franz essere stato crante cacciatore... Monti Carpazi... orsi... molti... moltissimi orsi.
Ora cirare per vivere. Presenta Ciacomino... poi presenter Ciacomini... Raccomandarsi molto moltissimo... puon cuore... taliani...
Parte terza., I due Ciacomini, che erano restati sino allora seduti presso il vecchio zingaro, si alzavano e si lanciavano in una forsennata vera danza fantastica.
Nessuno ricordava davere mai veduto bestie cos intelligenti.
Urlavano, grugnivano... A volte pareva parlassero.
Un vero portento.
Parte quarta., Pioggia in grande quantit di soldi e soldini.
Parte quinta., Ringraziamento di Franz; Crazie... molte crazie... molto moltissimo crazie.
Questa, in breve, la rappresentazione che entusiasmava contadini e montanari.
Giacch, da due giorni i nostri Ciacomi e Ciacomini, dalle colline salivano, pian piano, verso i contrafforti della ancora lontana catena di monti.
Saltapicchio e Lumachino per, dopo il secondo giorno di campagna, terminate le provviste, e non vedendo ancora la citt da loro sognata, cominciavano ad annoiarsi ed a sospettare, mormorando:
Mi pare che questo zingaro ci porti in giro...
Pi in giro che cos...
La citt dove sta il serraglio, e questo lo dicevano anche i giornali, e questo lho sentito dire e ripetere da Menica ed il dottore Carlo...
Ah!
Che sospiri! Non ho sentito mai dire che un orso sospiri. Dicevo dunque che la citt  attraversata da un fiume.
Ebbene?
Ebbene, caro berlicche, non ho sentito mai dire che i fiumi si arrampichino su per le montagne. Questo zingaro ci fa salire...
E noi lasciamolo andare e scendiamo...
A me piacerebbe vedere il serraglio e tornare a casa prima del ritorno del dottore che, poverino, era ed  tanto buono.
E Menica!
Ed il maestro!
Non mi far piangere, che gli orsi non piangono.
E allora?
E allora?
Decidi?
Deciso...
E la pensarono bella.
Mentre prendevano parte ad una delle straordinarissime rappresentazioni, e mentre Franz invitava i Ciacomini alla danza, Lumachino si ferm in mezzo al cerchio dei curiosi e...
Cittadini,, disse,, io non sono una bestia. Bestie siete voi che potete credere che noi siamo orsi.
I buoni montagnoli al sentire un orsetto che parlava come loro, furono presi dapprima da timore, poi da una rumorosa ilarit.
Intanto Saltapicchio avvicinandosi ad un ragazzo chiedeva:
Dov la citt?... dov il serraglio?... Non aver paura, sono un monello come te... chiuso in una pelliccia...
Laggi... laggi... in pianura... dov il fiume... Ma lasciami... che mi mangi...
Franz a quel colpo di scena, che davvero non saspettava, perch i due birichini serano messi daccordo senza far nulla intravedere, si strappava i capelli e gridava:
Non tate retta... essere sempre orsi... orsi ammaestrati... orsi che sono stati a scuola... Prenteteli... prenteteli...
Ma s!
Oramai i due Ciacomini avevano rotto il cerchio e correndo, saltando, rotolando, scendevano a precipizio verso la pianura. Sembravano due grossi gomitoli.
Franz, vinto dal dolore e dallira, si strapp tanto forte i capelli che gli cadde a terra la parrucca...
Fidandosi dellingenuit dei due pimpi taliani aveva cercato di allontanarli sempre pi dalla citt per fare un giro e guadagnare molti soldi.
Laggi dove era andato il serraglio, lui, col vecchio e spelacchiato Ciacomino, non avrebbe raccapezzato nemmeno un soldo.
Ed ora?
Una polenta fenomenale
I due Ciacomini, mentre lass il vero Ciacomino cercava di fuggire dalle mani di Franz per seguire i propri figliuoli, rotolavano per la strada, come grosse palle, poi si alzavano, sgambettavano, ridevano.
Alla citt... alla citt...
Quel brutto muso cercava dingannarci.
E noi grulli a crederlo.
E via, via per i sentieri, via per i campi.
Chiusi in quelle pellicce, i nostri due birichini non sentivano davvero il freddo.
Lontano, in fondo alla pianura, come unimmensa falce lucente, splendeva il fiume.
Via di corsa. Saltapicchio e Lumachino avevano ripreso la loro allegria. Avevano bisogno di moto loro: non potevano stare fermi.
Sotto un oliveto, dalle foglie dargento, ripresero fiato, si gettarono le teste dorso, come due cappucci, dietro le spalle, e guardandosi lun laltro e puntandosi lindice come una rivoltella, innanzi al naso, esclamarono:
Quanto sei buffo!
Quanto sei ridicolo!
E risero.
E dimmi un po,, fece Saltapicchio., le provviste sono finite?
Che domanda! Non hai visto come diluviava Franz. Quello, invece dello stomaco, aveva il pozzo di San Patrizio.
Fortuna che io ho intatta la cassa forte.
Non pensarci al mangiare. Caso mai tu riprenderai, per questi pochi giorni, il mestiere di barbiere come quando tagliasti il naso al signor Polibio.
Non me lo ricordare...
Ed io canter, baller, far un po di tutto... Sarebbe meglio invece pensare al nostro itinerario.
Quel parruccone untuoso di Franz ci ha fatto allontanare...
Rimedieremo...
Vorrei tornare a casa prima del dottore...
Torneremo...
Vorrei comperare un chilo di tabacco da fiuto per Menica...
Fiuteremo...
Vorrei mettere sotto i denti qualcosa...
Masticheremo...
Messi a posto i cappucci, i due Ciacomini ripresero, correndo, la strada verso la pianura.
Qualche contadino, che li scorgeva da lontano, mandava urla, e si faceva, con compunzione, il segno della Croce.
Dove serano mai viste, in quei posti, bestie s fatte!
Entrarono, cos correndo, in un villaggio: una stradicciuola, una piazzetta.
Fu un urlo generale. Uomini, donne, bimbi sasserragliarono entro le case, chiusero, con tanto di verchione, gli usci, misero, soltanto qualcuno, i coraggiosi, gli eroi, la punta del naso tra le stecche delle persiane.
Le due bestie feroci, trovato tutto chiuso, non potendo saziare il loro appetito che cominciava a cambiarsi in fame, seguitarono a correre.
...
.
...
Gi a San Firmano era festa quel giorno.
In quel luogo ameno, in unosteria campestre, tutti gli anni i cacciatori dei villaggi e delle borgate vicine si riunivano per mangiare una gigantesca polenta con gli uccellini in salm: roba da leccarsi le dita, se il leccarsi le dita fosse permesso dalle regole della buona creanza.
Dietro losteria, dove le donne saffaccendavano a cucinare, sotto un portico, intorno ad un tavolo, stavano una ventina di cacciatori, ed in attesa dellarrivo del tradizionale polentone con gli uccelli, raccontavano le loro avventure facendo a gara a chi le sparava pi grosse.
Ma le risate furono a un tratto superate da un urlo di gioia e da un sonoro battimani.
Quattro donne, su duna spianatoia che sembrava una piazza darmi, portavano la fumante polenta, costellata da centinaia di uccelletti.
I venti cacciatori chiusero le bocche alle straordinarissime avventure preparandosi a gustare lo squisito piatto italiano. Quandecco...
Caccia allorso
Che succedeva?
Le donne, dalla cucina, urlavano come indemoniate, poi, mentre i cacciatori stavano per alzarsi e vedere che fosse quel tatanai, dal finestrone, sopra la tavola imbandita, saltarono due affari pelosi, terribili, e piombarono in mezzo alla polenta con gli uccelli...
...
.
...
Avete mai veduto scoppiare una bomba?
No.
Nemmeno io...
La polenta schizz da ogni parte e gli uccelletti, sebbene senza penne e cotti e rosolati volarono nuovamente.
Non vi fu cacciatore che non avesse il suo bravo schizzo, o in un occhio, o sul naso, o sul panciotto; non vi fu cacciatore che non avesse provato un uccellino e relativo schizzo dintingolo sulla faccia. E mentre dalla spianatoia la singolare bomba esplodeva e ne erano colpiti tutti gli affamati cacciatori, i due terribili spaventosi animali rotolavano a terra, riprendevano lequilibrio e via.
Le donne dal finestrone, armate di coltellacci e di spiedi, gridavano:
Prendeteli... prendeteli... sono due orsi...
Orsi!
Bestie feroci!
I cacciatori stettero l l per scappare, ma poi, essendo in molti, e per non dimostrare la loro coraggiosa vigliaccheria alle donne urlanti, staccarono dalle pareti i loro fucili ed uscirono allaperto.
I due orsacchiotti erano per oramai lontani. Pur tuttavia fu tirata contro di loro una nutrita scarica di pallinacci.
Qualcosa doveva essere di certo arrivato, giacch videro i due orsacchiotti stropicciare le zampe nelle parti posteriori.
Curiosa, corrono in piedi come noi...
Che fortuna...
Una caccia come questa non lho fatta mai...
Guarda... simboscano...
E l per l fu organizzata una battuta per uccidere i ferocissimi orsacchiotti.
...
.
...
Intanto uno degli orsi, appena entrato tra la boscaglia, cos parlava:
Nespole! Se non era questa pelliccia ero bello che impallinato. Mi sento frizzare tutto il fondo dei calzoni.
Corpo duna pipa rotta! Quei macacchi si divertono ad esercitarsi nel tiro a segno prendendo per bersaglio il...
Il lascialo stare... Piuttosto entriamo bene nella macchia, che quelli sono di certo inveleniti, e se ci scovano ci lardellano di schioppettate.
Sar meglio, per salvare la pelle, lasciare questa pelle.
Cos fu fatto. I due birichini, i due simpatici Saltapicchio e Lumachino, si tolsero le pellicce dei Ciacomini, le buttarono tra i cespugli e via.
Da bestie erano tornati fanciulli come voi.
E via, via, per sentieri tortuosi, tra pruni e cespugli, sopra lintricho dei rami degli alberi.
Lontano veniva il grido dei cacciatori furiosi per non aver potuto mangiare la polenta e per aver veduto volare gli uccelli morti.
La battuta fu cos ben regolata, che dopo ore ed ore di ricerca, le due bestie feroci furono vedute accoccolate a terra.
Pareva dormissero.
Bum! Bum! Bum!
Fu una vera esplosione di schioppettate.
Si sent distante qualche miglio, come se fosse saltata allaria una polveriera.
Gli orsi erano di certo restati secchi sul colpo, giacch nemmeno si mossero, non stirarono nemmeno una zampetta.
Cautamente i cacciatori si avvicinarono alle belve morte, giacch non si pu mai sapere e, fidarsi  bene, ma non fidarsi  meglio, e si trovarono innanzi a due pelli.
Toh! Lorso  scappato ed ha lasciato la pelle...
 sgusciato...
Questa poi  da raccontare!
L per l, che la fantasia dei cacciatori  fervidissima,, presero, come trofei, i due pellicciotti e tornarono trionfanti verso San Firmano, ove raccontarono che avevano sostenuto un fiero combattimento con gli orsacchiotti e che finalmente, con pericolo della vita, abbattutili e uccisi, li avevano scuoiati.
Per non rimanere poi proprio a bocca asciutta, invece della polenta con gli uccelli fu ordinata una frittata di cento uova.
Sembrava il mar giallo!
La capanna nel bosco
Nel bosco  notte; notte profonda. Su nel cielo dense nuvole. Tra gli alberi un vento forte e freddo che fa schiantare i rami.
I due fanciulli, chiusi nei loro pastrani, vanno innanzi per i viottoli, vanno a casaccio. Si sono ficcati, dopo la spallinata, entro quella boscaglia, ed ora non sanno pi come uscirne.
Senti,, dice Lumachino sorridendo a bocca stretta,, ho paura che gli orsi, i lupi, e magari i leoni, li troveremo qua dentro, e non ci sar bisogno di spendere soldi per visitare il serraglio.
Piuttosto mi parrebbe ora di mangiare!
Sta zitto! Avevo preso a volo, nel tonfo, sulla spianatoia, un uccellino in umido, ma nella corsa e con quel po po di trombonata, che ancora mi frizza, lho lasciato sfuggire dalle mani.
Senti come si lamentano questi alberi?
Oh, lascia andare! Non mi fare il sentimentale. Se si lamentano  perch il vento fa loro torcere un po le braccia.
E dimmi un po; questo bosco  proprio interminabile?
Lo domandi proprio a me, che  la prima volta che ho la fortuna e lonore di attraversarlo?
Hai visto unombra?
No... Io non vedo niente.
Hai sentito un urlo?...
No... Io non sento niente...
I due birichini, facendosi coraggio lun laltro, correvano per linestricabile labirinto della boscaglia.
Ogni ombra, ogni rumore, faceva loro paura; ma non lo confessavano perch volevano passare per coraggiosi pur avendo paura.
Ed ecco che, ad un tratto, vedono un chiarore tra albero ed albero.
Sembrava uno di quei lumicini di cui si parla nelle lunghe favole delle nostre buone nonne: un lumicino, lontano, lontano, lontano, piccino, piccino, piccino.
V qualcuno laggi.
Se v qualcuno quel qualcuno dovr mangiare per vivere, e se mangia avr le sue provviste, e se ha le sue provviste noi le mangeremo.
Sei un grande ragionatore.
Tenendo docchio il lumicino, come i naviganti un faro, dopo interminabili giri si trovarono innanzi ad una spianata, in mezzo alla quale sorgeva una capanna. La luce veniva da quellumile rifugio. Tutto intorno erano distesi, come giganti abbattuti, tronchi di alberi.
Bussarono.
Venne ad aprire loro un boscaiuolo con tanto di fucile in mano.
Fermo, caro signore,, fece Lumachino,, fermo con quel gingillo. Noi siamo buoni figliuoli.
Luomo guard, vide i due ragazzi, alz larma e rivolgendosi a quelli della famiglia:
Niente paura,, disse., sono due leprottini usciti or ora dal covo.
E rivolgendosi ai nuovi venuti:
Avanti; la capanna di Gianni del Frassine non si chiude mai innanzi a chi chiede ospitalit.
Saltapicchio e Lumachino entrarono, si tolsero il cappelluccio e, allunisono, inchinandosi:
Buona sera,, dissero.
Intorno ad un rozzo tavolo stavano una donna e tre giovanetti: in mezzo alla tavola fumava un monte di polenta: in fondo scoppiettava un abbondante fuoco.
Favorite,, disse la buona donna vedendo quei due ragazzi., Come mai a questa ora e con questo freddo nel bosco? Poverini... poverini...
I tre giovanetti salzarono, fecero posto. Gianni del Frassine si assise anche lui, e:
Lasciali in pace con le domande, o Giangia,, disse alla sua donna;, questi leprottini non hanno bisogno di chiacchiere, ma di roba da sgranocchiare. Dico bene?, e si rivolse a loro.
Dite benissimo,, rispose Saltapicchio, che al calore della fiamma sentiva scorrere per le vene nuova vita.
Figuratevi che  da ieri sera che non mangiamo.
O Giangia, prendi la forma del cacio e grattala sulla polenta...
Il cacio  la mia passione!, esclam Lumachino., Ma, o molto, o niente. Una bella nevicata...
Mi piaci... sei un vergognoso sfacciatello che garbi di molto. Giangia, una bella nevicata di cacio sulla polenta. Sar la prima nevicata, che la seconda ce la prepara il cielo. Oh come ti chiami, mangiatore di formaggio?
Io? Lumachino.
Bel nome. Sei parente delle chiocciole? E tu?
Io? Saltapicchio.
Ancora pi bello. Ho piacere di fare la vostra conoscenza. Io intanto vi presento la mia famiglia. Ecco.
E puntandosi un dito sul petto:
Il sottoscritto che... viceversa non sa scrivere, ed  perci un grande zuccone, si chiama Gianni del Frassine. Di professione taglialegna, ed a volte anche carbonaio. Quella l,... quella che con la grattugia vi fa sulla polenta la nevicata di cacio, quella l,  la mia donna, la mia Giangia, la pi brava donna di questo mondo che...
Taci, taci,, protest la moglie arrossendo, ma ringraziandolo, con gli occhi, delle buone parole.
...che fa certi intingolini da far venire lacquolina in bocca. E questi tre leprotti, questi tre mammalucchi, forti e schietti come i quercioli del bosco, sono i miei tre figliuoli: Piccio, Puccio e Poccio.
I tre giovanetti risero ai nuovi amici, che i fanciulli fan subito amicizia, mostrando i denti candidissimi.
Vedete che zanne? Divorerebbero un bue intero. Per ora, per, bisogna accontentarsi della polenta. Signori e signore, sotto... allassalto... e buon appetito.
Nemmeno se fosse stato un ordine militare.
Tutti abbassarono il capo e, mangia pure, che mangio anchio.
Saltapicchio e Lumachino mangiarono con avidit, senza prendere rifiato.
E dire che a volte, in casa del dottor Carlo, facevano le boccucce e lasciavano da parte bocconcini prelibati.
Buona!, esclam Saltapicchio:sembra crema.
Squisita!, aggiunse Lumachino:,  un vero butirro!
Buon pr vi faccia,, augur Gianni del Frassine.
Rivolgendosi alla sua donna:
Giangia, abbiamo ospiti questa sera,, concluse, dunque ci vuole un bel boccale di quel frizzantino.
Una notte insonne
Quando il frizzantino cominci a fare il suo effetto e quando la fame lupaia di Saltapicchio e Lumachino fu saziata, e ce ne volle di polenta, la conversazione cominci ad animarsi.
Giangia port in tavola un piatto colmo di castagne lesse, e Lumachino:
Oh queste s! Le ballotte sono state sempre la mia passione.
Ho bello e inteso!, comment Gianni del Frassine., Quando si tratta dingoiare  tutta una passione.
E dite un po, buon uomo,, fece Saltapicchio, quanto ci vuole da qui per andare gi in citt a vedere il serraglio?
Una buona giornata di cammino. Ma a camminare con buone gambe.
Oh, in quanto a gambe, noi non si sta male davvero: non possiamo star fermi.
Come Piccio, Puccio e Poccio.
Buone queste castagne... Me ne date altre due...?
Oh, Giangia, dagliene un pentolo...
Grazie. Pochine mi fan male; molte mi fan bene.
Gianni del Frassine, intanto, aveva acceso la sua pipona di radica; la donna sferruzzava una maglia di lana; Piccio, Puccio, Poccio, Lumachino e Saltapicchio avevano fatto tutta una societ per il consumo delle castagne lesse.
Non mangiavano quelli: divoravano.
Saltapicchio e Lumachino, tra una ballotta e laltra, raccontarono la loro scappata.
Gianni del Frassine si fece serio, e dopo averli ascoltati sentenzi:
Male, ragazzi miei! Io ve la dico schietta schietta: sono uomo di boschi, sono un rustico. Il dottor Carlo lo conoscono tutti per miglia e miglia intorno: dargli un dispiacere sarebbe cattiva cosa. Tornate a casa. I ragazzi, come i polli, stanno bene nella stia. Date ascolto ad un ignorante che non sa scrivere nemmeno la sua firma, n fare un O col fondo del bicchiere, ma ch un galantuomo: Tornate a casa.
I due birichini presero il consiglio in burletta, spunt sulle loro labbra il riso. Ma era un riso che non cuoceva.
Capivano, che dintelligenza ne avevano e tanta, di avere torto e, stanchi e satolli come erano, chiesero un cantuccio per riposare.
Dalla cucina si passava in una stanzetta dal pavimento pieno di foglie secche. La Giangia ve li fece entrare, li avvolse in due coperte di lana ed augur la buona notte.
Saltapicchio e Lumachino per non dormirono.
Si rivoltarono tutta notte sul tappeto scricchiolante delle foglie secche; pensavano al dottor Carlo, al maestro di scuola, alla Menica.
Che hai che non dormi?, chiese Saltapicchio.
Non dormo... non dormo... perch non ho sonno.
Io penso al dottor Carlo...
Io no.
Io penso a Menica.
Io no.
Io penso al maestro...
Io no.
Oh, bugiardo! Rispondeva a denti stretti, e intanto pensava anche lui a coloro che gli avevano fatto del bene.
Ma Lumachino non volle darsi per vinto, testardo come tanti e tanti ragazzi.
Io penso,, disse,, al serraglio. E domani, lo prometto, ti far vedere tutte le bestie che hai veduto sui libri e sognate la notte.
Saltapicchio sospir.
Tutti e due per seguitarono a rotolare, qua e l, per le foglie, senza poter prendere sonno.
Che cosa volete! Per quanto si possa essere birichini, pur tuttavia, in fondo in fondo, v qualcosa che ci lima pian piano, ci lima... ci lima...
Allalba erano desti, come erano stati desti tutta la notte.
Salzarono. Entrarono nella cucina. Trovarono gi la famiglia in piedi. Giangia al fuoco a preparare un bel cuccomo di caff di ghianda abbrustolita, Gianni del Frassine, Piccio, Puccio Poccio con le loro accette sulle spalle per abbattere alberi.
Avete riposato bene?
Tutto un sonno!
Presero una tazzona di caff, poi si salutarono.
Saltapicchio cav fuori il suo borsellino...
Non sia mai detto che Gianni del Frassine, per quanto possa essere povero, abbia fatto pagare la sua ospitalit. Andate, e Dio vaccompagni.
Saltapicchio e Lumachino strinsero la mano a Giangia e a Gianni, baciarono sulla punta del naso Piccio, Puccio e Poccio ed uscirono.
Gu! Nevica., Trattenetevi.
No... dobbiamo... dobbiamo...
Dovete andare a casa,, ripet il boscaiuolo., Ricordate e date ascolto a un galantuomo.
...
.
...
Saltapicchio e Lumachino correvano ora pel bosco. Erano felici. La neve metteva loro addosso una ruzza, un formicolo.
Vedi,, disse Lumachino,, scende a larghe falde.
Gi: come dici tu nei componimenti che presenti al maestro.
E allora come si dice?
Si dice, nulla... Ora  tempo di divertirsi.
E via, nuovamente di corsa. Ogni sogno, ogni rimpianto era svanito.
Uscirono allaperto, fuori del bosco. Un candore argenteo, luminoso splendeva loro dintorno.
Ah!, esclam Lumachino, e non poteva essere che lui!, la neve  stata sempre la mia passione!
Una giornata tra la neve
La neve scendeva fitta fitta come una sfarfalleggiata di gelsomini.
Figuratevi Saltapicchio e Lumachino!
Ma, ditemelo voi, ditemelo proprio voi, miei piccoli amici; confessatelo una volta soltanto al vecchio Momus. Un fanciullo pu restare indifferente innanzi ad una nevicata?
Un vecchio con la tabacchiera in mano, un maestro con la papalina di velluto sul cocuzzolo, una vecchietta con lo scaldino tra le mani aggrinzite, possono restare indifferenti innanzi allo spiumarsi di questo immenso cigno celeste, ma un fanciullo, mai e poi mai.
Dunque la Ditta Saltapicchio e C., tutto dimenticando, era in piena allegria.
Non si sa bene, questo la storia per quanto abbia compulsato lungamente volumi e volumi, non lo dice, chi fosse il primo.
Fatto sta che una prima palla di neve vol e, guarda un po combinazione, vol anche la seconda; e dalla seconda, nemmanco a dirlo, che altrimenti perch mai avrebbero inventato tante gradazioni e tanti numeri, si sal alla terza, alla quarta... alla centesima.
Io credo che per un fanciullo, dai dieci ai quattordici anni, non vi sia maggior piacere di giocare a pallate con la neve.
Un piacere che forse pu uguagliarsi a questo,  quello di far vacanza, quando il calendario scolastico obbliga la scuola. Non ho adoprato le solite frasi salare e marinare la scuola, perch putono di pizzicagnolo.
Saltapicchio e Lumachino si lanciarono lun contro laltro armati di palle di neve e si divertirono un mondo.
Qualche palla pizzic un poco qualche orecchio; ma si sa, quando si  in guerra, bisogna tutto sopportare con coraggio.
La campagna intorno era deserta: tutta bianca. Come un lenzuolo, direte voi. Ditelo pure; ma io non lo dico.
Non un casolare.
Il fiume dove era?
La nevicata impediva di vederlo
E quando si mangia?
Ho i soldi.
Spendili, se sei buono.
E allora?
E allora, i soldi servono a nulla... Tieni questa pallata...
Tieni questaltra.
Avvenne un altro combattimento, poi, come caprette, girarono per i cespugli, per le boscaglie in cerca di ballerine rosse come il corallo; sotto i castagni, in cerca di qualche riccio abbandonato. Mangiarono poco.
Senti,, disse Lumachino,, se pigio il ventre, sode un fischio, un sospiro, un soffio, come un mantice dorganetto.
Lo sento e... e... soffio anchio.
Anche Saltapicchio si mise la mano sulla pancia.
Tutta la giornata girarono divertendosi.
Ognuno ha il suo modo di divertirsi a questo mondo!
Saltapicchio e Lumachino, per esempio, dopo essersi sfogati a far pallate, dopo avere innalzato monumenti di neve provarono anche grande soddisfazione a gettarsi di schianto sulla neve e vedere la loro impronta.
Bella! Guarda come si vedono le braccia...
E qui? Guarda; si vede anche dove ho ficcato la punta del naso...
Oh, qua?...
Ma venne la sera, venne il freddo, venne la gelata, vennero gli uccellini sulla punta delle dita, che a soffiarci sopra col fiato ed a tenere le dita a mazzetto non giovava nulla, e... se non fosse stata una vecchina...
Una vecchina?
Oh, che siamo al tempo delle fate?
Io non so...
Io so soltanto che apparve una vecchina. Prese per mano i fanciulli e, fata o non fata, li condusse nella sua casina piccina, piccina, piccina.
La vecchina del Bruscello4
I bimbi buoni stanno nelle loro case,, disse la vecchina (forse la vecchina del Bruscello), appena li ebbe fatti entrare nella sua casetta.
Noi,, rispose Lumachino,, siamo buonissimi; come si direbbe di prima qualit.
Davvero?, interrog la nonnina e lo guard fisso fisso.
Lumachino, guarda un po!, non sent. A volte, chi sa mai, era un po duro dorecchio.
Nonna,, sospir Saltapicchio,,  da ieri sera che non si mangia un boccone...
Lo so.
Oh, come lo sapete?
Avr il telefono senza fili.
Forse!, rispose la vecchina con uno strano sorriso., Certo si  che so chi  buono e chi  cattivo e...
Non ci credo,, interruppe Lumachino., Io, per esempio, come sono?
La vecchina lo annus un po, come un bracco che fiuti la selvaggina, e, sicura sicura, disse:
Tu, ragazzo mio, puzzi di birichino.
Ed io?, chiese Saltapicchio.
Altra annusata.
Anche te. Un po meno; ma anche te...
Brava nonnina. Oh, come fate?  un bel giuoco di societ questo! Unannusatina e si sente subito lodorino.
Imparateci come si fa...
Mentre la buona vecchina del Bruscello apparecchiava la mensa, mentre la fiamma scoppiettava allegra e i due ragazzi al calore si disgelavano, la fata (ma era proprio una fata?) disse:
Per capire se un ragazzo  un birichino, basta guardarlo negli occhi. I vostri occhi, non li abbassate, i vostri occhi... non sono sereni.
Oh, no..., ebbe la faccia tosta di rispondere Lumachino, non possono essere sereni. Il tempo  pi che nuvolo... nevica.
La vecchina non rispose.
Prepar la cena.
E quale cena! Una cena che pu piacere soltanto a fanciulli. Sentite.
1 Due castagnaccini con pinoli ed uva appassita.
Oh buoni.
2 Un bel piatto di crema con biscotti azzuppati.
Oh caro!
3 Una torta con la sua bella marmellata, divisa a quadretti, tanto per imparare la geometria, e con una abbondante spolverizzata di zucchero alla vainiglia.
Oh, cara! Oh, buona!
4 Bicchierini di rosolio alla cannella.
5 Arance, datteri, fichi secchi, confetti.
La vecchina, calma calma, con pazienza, con amore, nella sua casina calda, comoda, ospitale, mentre di fuori gelava da schiantare alberi e pietre, porgeva ai due birichini una pietanza pi dolce dellaltra. Una gradazione di ghiottonerie, da sentirsi davvero solleticare, venire il formicaio nello stomaco.
Mangiate, figliuoli, e siate buoni.
Grazie, nonnina.
Siete troppo buona. Non ho sentito mai una crema come questa.
Come? Nemmeno dal dottor Carlo?
Eh! eh!... Come sapete che il dott. Carlo...?
Non fare le meraviglie, fanciullo mio. Oh, chi vuoi che non conosca un dottore cos bravo! Tu dovresti sapere che la bont, la prima virt, si spande largamente. Quando uno  buono, tutti lo conoscono e lo benedicono.
Saltapicchio e Lumachino abbassarono la testa sulla crema e stettero zitti.
Quella vecchina, con quegli occhietti acuti acuti come quelli dun topolino, metteva una vera soggezione.
Vi fu un po di silenzio. Non si sentiva che lo scandire monotono dun vecchio orologio a pendolo dalla grossa pancia di legno, e il lamentoso borbotto dei gatti che si gonfiavano presso il focolare per gustarsi tutto il calduccio.
Siete la mamma dei gatti?, interrog Lumachino, dopo un certo tempo passato a studiare la geometria sulla torta.
Amo le bestie. Non potrei vederle trattar male. Amo gli uccellini, amo i cagnolini, amo, come vedete, i gatti, amo i cavalli...
Ed i ciuchi?, sazzard a dire Saltapicchio, che stava riempiendosi la bocca di datteri.
Anche quelli, per...
Per?
Per... a quattro gambe.
La buona vecchina (ma era poi davvero una fata?) seguit ad addolcire i due birichini.
Poi li accompagn in una cameretta, dove due lettini candidi candidi, odorosi di bucato, pareva li aspettassero.
Starete meglio che sulle foglie secche della capanna di Gianni del Frassine.
Come, nonnina, sapete anche questo?
Starete meglio, seguit la vecchina del Bruscello, senza rispondere, se sarete tranquilli di coscienza. Per dormire tutto un sonno, occorre lanimo tranquillo.
Lumachino ebbe la faccia tosta di rispondere:
A me le prediche...
La vecchina non lo lasci finire. Apr in fondo alla camera una specie darmadio.
Bah!
Toh!
Verano due teste di ciuco. Due belle teste, o di legno o imbalsamate, non so, perch non ho avuto tempo di esaminarle proprio da vicino, di somaro.
Oh, quelle? -chiesero ad una voce i due birichini, mentre si ficcavano sotto le lenzuola.
Quelle sono,, rispose la vecchina, allontanandosi senza rumore, come se non avesse toccato terra,, sono due teste di bimbi che non vollero essere buoni, n studiare.
Saltapicchio e Lumachino sparirono col capo sotto i candidi lini e si toccarono le orecchie per sentire se crescevano.
Gara di pattinaggio
Quando si svegliarono, Saltapicchio e Lumachino si trovarono in aperta campagna. Faceva freddo; tutto intorno neve e ghiaccio. Si stropicciarono gli occhi, si guardarono, aprirono le boccucce come pesci che stanno per abboccare, e:
Oh dove siamo?
Oh la vecchina?
Oh le due teste di ciuchi?
Sar stata una fata?
Sar stato un sogno?
Mah!
Presso di loro stava un paniere.
Guardarono.
Ciambelle, biscotti, cioccolatini.
Le ciambelle, i biscotti e cioccolatini, disse subito Lumachino, sono stati sempre la mia passione.
E Saltapicchio pronto come una schioppettata:
Anchio ho avuto sempre questa passione.
Risero.
Guardarono intorno: la Casina non si vedeva.
Eppure un sogno non ,, sentenzi Lumachino, giacch io mangio roba certamente della vecchina.
Sicuro! E credo che ne mangi anche di troppo.
Lascia fare, fratellino! Bisogna essere generosi.
Sar stata una fata?
Non so... So che questa  una cioccolata e...
Non mangiare tutto, altrimenti mi costringi a sgranocchiare questi biscotti... Buoni...
Buonissimi... E pi buone queste ciambelle allanaci...
Il fatto si , per farla breve, che le cose lunghe altrimenti diventano serpi -...il fatto si  che i due birichini, tra unesclamazione e laltra, spolverarono ogni cosa ed arrivarono a vedere il fondo del paniere.
Nel fondo del paniere, si vedeva che la vecchina del Bruscello era sicura dellingordigia di quei due lupetti, stava scritto:
Figliuoli, tornate a casa; siate sempre buoni e studiosi.
Saltapicchio e Lumachino guardarono, a lungo, pensierosi, il fondo del paniere. Quanto veniva raccomandato era chiaro come il cristallo. Corrispondeva anche al precipitoso palpitare del loro cuore, al quale tentavano, ostinatamente, di non dare ascolto. Infatti, anche questa volta, per non intenerirsi, per non accogliere lintimo richiamo, ruppero violentemente la meditazione. Diedero un paio di calci al paniere e lo lanciarono lontano. Poi risero..., tornarono a ridere, e presero la corsa verso il fiume che luccicava in fondo alla pianura.
Dico presero la corsa, per la semplice ragione che non la poterono continuare.
Presero la corsa... sdrucciolarono, tutto intorno era una lastra di ghiaccio, e si trovarono contemporaneamente seduti.
Il pattinaggio,, disse subito Lumachino,,  stata sempre la mia passione.
Mi dispiace di non essere del tuo parere.
Non ci tengo al tuo parere.
Provarono ad alzarsi. Scivolarono a destra, a sinistra, a zic zac. Sembravano due ubriachi.
Non si pu fare altro che camminare a quattro gambe.
Anche questa  forse la tua passione?
No, carino mio, ma se vogliamo arrivare laggi e vedere il serraglio, le bestie...
Hai ragione: per vedere le bestie, bisogna camminare come loro!
Saltapicchio e Lumachino per un po camminarono come gatti, poi ebbero un lampo di genio, oh, non poteva mancare con due birichini di quella fatta, e, preso lo slancio, piombarono col fondo dei calzoni a terra, e via, gi per la china.
Mai gara di pattinaggio, di schiatori, fu pi veloce e pi caratteristica di questa.
I due fanciulli scendevano dalla collina con velocit incalcolabile.
Erano felici! Come tutti i fanciulli amavano lo sport; e pi sportivi di cos non si poteva essere davvero.
Fecero qualche capriola, batterono contro qualche albero; ma per ragazzi temprati alle gare erano inezie.
Riprendevano lequilibrio, e, sullo specchio di ghiaccio, druscia pure che, se ci ho voglia, druscio anchio.
Giunsero finalmente in fondo: non avevano per pi il fondo dei calzoni!
Unora dopo erano sulla riva del fiume.
Navigazione pericolosa
Sulle ghiaie bianchissime del fiume, ghiaie come grossi confetti, Saltapicchio e Lumachino sentirono destarsi i sopiti desideri per le straordinarie avventure di terra e di mare. Non v fanciullo a questo mondo che, verso i dodici anni, non si senta un po Robinson Crosu.
La fantasia, si sa, nei ragazzi galoppa, e galoppando si sogna. Si sogna di scoprire unisola e diventare il padrone; si sogna di scoprire un altro polo, essendo gi scoperti il polo nord ed il polo sud; si sogna di attraversare lAfrica, uccidendo elefanti, giraffe, leoni e pantere, come fringuelli e beccafichi.
Scendevano i due viaggiatori lungo la riva del fiume verso la citt. Con un giorno di cammino sarebbero giunti, finalmente, alla tanto desiderata meta, avrebbero veduto il tanto desiderato serraglio, avrebbero comprato un chilo di tabacco rap per la buona Menica ed avrebbero ripresa la via del ritorno.
Ma il caso architett loro un malanno.
In unampia voltata del fiume, in una specie di porticciuolo naturale, presso delle tavole, stavano, sulla ghiaia, delle mastelle, degli appoggiatoi per lavare biancheria. Era certamente un posticino dove le lavandaie risciacquavano i panni.
Lumachino ebbe subito unidea.
Una zattera!
Benissimo... Tu sei un grande uomo.
Non dici altro che la pura verit.
Scenderemo la corrente.
E scopriremo qualche isola, qualche...
Ma se ormai  tutto scoperto a questo mondo.
Non credere, fratellino mio. Sono chiacchiere. Se fosse tutto scoperto i romanzieri di avventure straordinarie si ucciderebbero dal dispiacere.
Hai ragione.
E poi se anche, ammettiamo, fosse tutto scoperto, noi ricopriremo per poi... scoprire un nuovo mondo.
Urrah! al nuovo Cristoforo Colombo...
Colombo? Colombo, no. Metti... piccione.
I due Robinson, delle tavole, dei bigonci, delle mastelle, fecero, legando con giunchi e con pezzi di corda sfilacciata che trovarono sulla ghiaia, una zattera primitiva.
Svelsero dalla fanghiglia due lunghi pali e se ne servirono come remi e, dal porto di Palos, giacch i pali cerano, salparono verso il nuovo mondo.
Entrarono, dopo poco, nella corrente, e, via, che era un piacere. La zattera era un po sconnessa, faceva acqua; ma per lupi di mare come loro, avvezzi a tutti i pericoli delloceano, quelle l erano inezie.
Scendevano verso la citt, di cui lontano, lontano, lontano, si scorgevano le torri rossastre,, velocemente.
Non ho mai navigato cos bene,, disse il capitano di lungo corso Lumachino.
Nemmeno io,, aggiunse il nostromo Saltapicchio.
Sfido io! Avevano navigato sempre per... terra!!
Scendevano dolcemente e rapidamente verso la citt: le rive, tutte canneti e giunchi, erano deserte.
Non un selvaggio, nemmeno un coccodrillo, nemmeno a pagarlo un ventino di nichel.
Ogni tratto, specie nelle ampie curve del fiume, la zattera, presa dai molinelli, faceva un paio di giri.
Giri di valzer!, esclamava Lumachino sorridendo., Un balletto, ogni tanto, non fa male.
Faceva male per al transatlantico che, man mano, si slegava.
Ma i due ragazzi, tutti felici, di quel viaggio acquatico, di nulla saccorgevano; e ridevano e cantavano e facevano la burletta.
Ti piace il dolce?, chiese ad un tratto Lumachino.
Oh che non lo sai!
E allora bevi.
Sarebbe a dire?
Sarebbe a dire che noi navighiamo su lacqua... dolce. Bevi... e ti addolcirai.
Per lungo tempo scesero verso la citt, di cui ora, nitidamente, sul cielo azzurro, spiccavano le sanguigne torri.
Mi pare di sentire il ruggito del leone,, disse ad un tratto Saltapicchio, allungando le orecchie.
No... ti sbagli...  il raglio dun somaro. Guardalo, eccolo lass, sulla greppata.
Era infatti un bel ciuchino che, da lontano, mandava il saluto alla voce ai due ammiragli.
Ora il fiume si divideva.
La zattera, trasportata da una corrente pi rapida, prese un ramo e via.
La navigazione diventava movimentata.
La zattera si slargava, si apriva.
Occhio alle tavole,, grid il capitano dal ponte di comando.
Le tavole infatti, stanche di stare luna vicina allaltra, si allontanavano; la zattera spariva.
Lumachino e Saltapicchio ora, a cavalluccio di due tavolette, sembravano delfini sgropponanti.
Saliva sino a loro il fragore duna cascata.
Una rapida!... una cateratta!, esclam Saltapicchio.
Siamo... certamente sul Nilo...
Non scherzare... io ho paura...
Tu sei stato sempre un pauroso... mentre io... io... me la canto...
Ma non senti... corpo duna pipa rotta... si vola... Oh Dio!...
Coraggio, fratellino,... co...
Non pot terminare la parola. I due naviganti furono presi dalle acque spumeggianti e, con fragore immenso, sparirono nel precipizio . . . . . . . . . .
Saltapicchio e Lumachino erano certamente morti.
Nella stessa ora il dottor Carlo ed il maestro, affrettando il ritorno, lasciavano Roma.
La proposta del molinaro
Il Molino delle oche  conosciuto in tutto il territorio.  una continua fila di ciuchini e di barocci carichi di grano o di formentone che va per macinare.
Tutto intorno al molino salza un pulviscolo farinoso, come di cipria, che imbianca visi, alberi e siepi.
Quando piove  tutta una colla, tutta una pappardella.
Padrone di tale mulino, circondato, come al tempo antico la rocca capitolina, di dozzine e dozzine di oche, tutte bianche, dal petto in fuori, come il rostro duna nave, dal becco giallo e dallaspetto stupido, padrone di questo mulino, dicevo,  padron Briscola, un buon uomo, al quale, non si sa perch, piace molto il vino.
Lavoratore, buono, galantuomo; ma la lacrima di vite gli piace.
Sto, dice per scusarsi, tutto il giorno sempre presso lacqua: lasciatemi, almeno la sera, bere un po di vino.
 vedovo; non ha figli; ha loche.
Ma che cosa centra,, direte voi, miei piccoli e fedeli lettori, che cosa centra mai compare Briscola con Saltapicchio e Lumachino che... che... che sono morti.
Centra...
Fatevi cuore, o fanciulli.
In alto, in alto, i vostri cappellucci: urrah! urrah! agli avventurosi birichini.
Guardate. Eccoli l. Sono sempre vivi.
Stanno in un ampio letto, nella stanza superiore del mulino; e la nipote di compare Briscola li imbocca e li rimpinza di uovo e biscotto.
Ma se erano morti!
Ecco... un momentino... spieghiamoci.
Saltapicchio e Lumachino, i due moderni ed inarrivabili capitani di lungo corso, erano precipitati in una cascata che serviva a dare forza al mulino.
Il... Nilo, che credevano di esplorare, le rapide e le cateratte erano, e gi si capisce, tutto frutto della loro fantasia. Quello che era invece certo  che, preso il canale per forza idraulica dun mulino, erano stati costretti a precipitare.
Non affogarono, perch v un Angelo custode che protegge i fanciulli; non si frantumarono le ossa, non si dissossarono, perch v un Angelo custode che protegge i ragazzi; non furono inghiottiti dalla presa dacqua che entrava velocemente sotto il molino, perch in quel momento compare Briscola aveva dato ordine di cessare la macinazione.
Alle grida dei fanciulli erano accorsi padrone e clienti, ed avevano tratto fuori i poverini tutti zuppi e indolenziti. Li avevano tratti fuori dellacqua con due lunghe forcine. Presi per il fondo dei calzoni, erano risaliti, boccheggianti, allaria; sembravano, dati anche i loro movimenti, due ranocchi.
Compare Briscola e la nipote li avevano spogliati, stropicciati, messi in un letto caldo; li avevano gonfiati di bevande ristorataci e di zabaioni, e quei due, sebbene mezzo rintontiti dalla botta, pocciavano che era un piacere a vederli, ed al mattino non era pi niente di mente.
Mariella,, dice Saltapicchio alla nipote,, non ci sarebbe un altro po di panna?
La panna, signorina,  stata sempre la mia passione.
La nipote sorride, scende gi al molino, e torna con una nuova tazza di panna.
Sotto il mulino romba; la casa trema come presa da febbre...  la febbre del lavoro.
Saltapicchio e Lumachino hanno gi raccontato la loro storia al loro salvatore.
Compare Briscola, quando ha saputo che sono i figli adottivi del dottor Carlo, ha mandato un vero grido di gioia.
Il mio salvatore. Se non era lui, a questora ero morto da un pezzo. Tornate a casa, figliuoli miei, non date un dispiacere a quelluomo. Tornate.
Ed il serraglio?
Si rimedier anche per quello... Ecco... un momento e torno subito.
Compare Briscola, tutto infarinato come un vecchio pierrot, saliva e scendeva. Saliva per mettersi daccordo con i due salvati dalle acque; scendeva per guardare i suoi affari.
Ma venne la sera.
Il mulino non mand pi il suo rombo poderoso come dun immenso insetto, la casa non trem pi, ed allora Compare Briscola, prese il fiasco e bevve lungamente; e poi invit a cena i due ragazzi, oramai pi vivi di prima, e, tra un boccone e laltro,, la nipote si faceva davvero onore quella sera -, disse:
Che vi piacciono i ciuchi a voi?
Il ciuco,, disse subito Lumachino,,  stata sempre la mia passione.
E laltro:
Corpo duna pipa rotta, non mi parlate di ciuchi, che altrimenti mi commuovo e mi metto a piangere.
Ebbene, sentite. Io vi d in prestito un bel ciuchino...
Urrah! urrah!
Si chiama Marchino!
Evviva Marchinoooo!
Ha le nappe rosse...
Evviva le nappe rosseeee!
Ve lo d perch possiate andare in citt a vedere questo benedetto o maledetto serraglio...
Viva il serraglio! Viva le bestie!
Ma dovete promettermi di tornare subito al mio molino e da qui, e ci penso io, alla villa del dottore.
Evviva compare Briscola!
Cos fu stabilito.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
... La sera stessa il molinaro, sebbene in berlicche, invi un contadino alla villa del dottore, perch non stesse pi in pensiero. I due fuggitivi li aveva... pescati lui.
Marchino con le nappe rosse
Allalba del giorno dopo Saltapicchio e Lumachino montarono sulla groppa di Marchino, e, salutati da compare Briscola e dalla nipote, presero la strada verso la citt.
Lasciatevi guidare da lui,, aveva, ancora una volta, consigliato il mugnaio., Marchino ogni settimana va al mercato e conosce la strada meglio...
Meglio di noi, sicuramente, giacch noi non ci siamo mai stati.
Arrivederci.
Arrivederci al ritorno. Vi aspetto.
E via.
I due ragazzi non erano mai stati tanto felici come ora.
Avere a propria disposizione un ciuchino, un ciuchino con un paio di orecchie cherano una bellezza e con un bel paio di nappe rosse dondolanti e per di pi, sotto al collo, un bubbolo che ad ogni passo, ad ogni mossa, faceva din, don... don... din.
Bisogna essere ragazzi per comprendere certe felicit!
Bisogna essere ragazzi per capire qual sapore speciale possa avere una birichinata!
Bisogna essere ragazzi per capire che si pu scappare di casa per andare a vedere delle bestie feroci.
Ci che agli uomini adulti, quelli coi baffi, quelli con gli occhiali, sembra una sciocchezza, agli occhi dei fanciulli prende laspetto duna cosa importantissima.
Non si  per nulla ragazzi a questo mondo!
Dicevo dunque che i due cavalieri erano felici: andavano in trionfo verso il tanto sospirato serraglio.
Marchino era poi il re dei ciuchi: trotterellava chera un incanto.
Lumachino innanzi, Saltapicchio dietro; ridevano, gridavano, cantavano, incitavano:
Arri!...
Arri... arri, cavallino!
E via, e via.
Erano, ora, sulla strada maestra, e contadini, carretti, barrocci passavano presso di loro.
I passanti guardavano e ridevano
Tre... tre... tre, dicevano.
Tre... che cosa?
Tre... che cosa?
Era facile capirlo, e Lumachino lo grid forte allaria:
Tre ciuchi...
Quella passeggiata, in quel mattino invernale luminoso, quella corsa verso la citt misteriosa, aument, se pure era possibile, lallegria di Lumachino e di Saltapicchio.
Arri... arri... arri, cavallino!
Non contenti del trotterello si fermarono presso un olmo, troncarono un bel bastone noccherelluto, e Marchino sent il sugo del legno.
Povera bestia! Perch maltrattarlo? Ah, ragazzacci!
Guai a chi maltratta le bestie.
Il ciuchino, a quella grandinata di legnate, si butt al galoppo.
E via, e via, e via.
I passanti, alla vista di quella cavalcatura quasi inferocita, facevano largo e mandavano lazzi, scherni.
Credete bastasse?
Lumachino ferm nuovamente, e da una siepe, trasse dei pungitopo e li avvicin alle frogie del povero Marchino.
Marchino mand un raglio potente, sferr un paio di calciate, manc poco non lanciasse i due impertinenti cavalieri a terra, e via come il vento.
Sulla dura terra della strada maestra gli zoccoli di Marchino risuonavano: patatumpete... patatumpete... patatumpete....
Arri... arri... arri, cavallino!
Passarono per le strade dun villaggio.
Vera mercato.
Fu un terremoto... un finimondo.
Ci vorrebbe una macchina cinematografica per dare lidea, chiara, nitida, di ci che accadde in quellinfausta giornata, tra quelle quattro innocentissime casupole.
Subbuglio al mercato
 facile figurarsi quel che possa essere un villaggio in giorno di mercato.  un vero formicaio.
Tutti, dal territorio intorno, tutti, uomini e donne, portano ci che hanno in animo di vendere, e dalla casa al villaggio, per la lunga strada percorsa a piedi a cavallo in baroccino od altro mezzo, tutti pensano a ingannare il prossimo e ad ottenere il doppio, il triplo di quello che vale la loro merce; tanto  insaziabile lavidit umana.
Erano dunque pervenuti nel villaggio centinaia e centinaia di formiconi carichi di merce, e, secondo lusanza, sera ognuno preso il proprio posto lungo la strada principale, prima e... ultima, e la piazza.
Il capo-guardia dallelmo piumato, come un antico romano, girava, di gruppo in gruppo, cercando di mettere il disordine dove era una parvenza dordine.
In poco tempo le formiche avevano sparso a terra cocci, stoviglie, canestri; in poco tempo le formiche avevano alzate le loro bancherelle piene di ogni sorta doggetti: dalle lucernine agli stucchini di Lucca; dalle bottiglie e bicchieri ai dolciumi; ciambelle, caramelle, rosolii...
Nella piazza ciarlatani ed imbroglioni, possono benissimo stringersi la mano, vociavano, vendevano bugie.
Mai, da molto tempo, sera veduto un mercato di quel genere.
Ed ecco che, dalla strada maestra, tra lurlare della gente, un ciuco inferocito, pi feroce dun leone dellAfrica che sia stato un mese e mezzo senza assaggiare cibo, un ciuco scalpitante e... calcitante5 allarga, senza tanti complimenti, la folla.
Su quel ciuco, nemmeno a dirlo, stanno i nostri troppo birichini.
Ridono, ebbri dalla corsa.
Il pungitopo solletica le frogie di Marchino, il quale sgroppona e tira calci.
Arri... arri, cavallino!
Ed il cavallino, che poi era un ciuchino, attraversa di carriera la strada del mercato.
Sono urla, maledizioni.
Passa Marchino su ceste duova e la frittata  fatta; passa sulle stoviglie, e piatti, brocchini e pentoli sono tutti in scheggie; passa tra le ceste di frutta e di verdure e tutto a terra si lorda e rotola.
 luragano,  la distruzione che passa.
I devastati inseguono con pugni e bastoni alzati; gli altri, alle grida, cercano di sfuggire da tanto flagello.
Passa Marchino, e Lumachino seguita a solleticarlo col pungitopo, tra banco e banco, e sono sgropponate, sono calci, e vanno a terra bicchieri, piatti, lucernine...
Arri... arri, cavallino!
 entrato il finimondo nella piazza. Una zingara che indovina il pensiero va a gambe allaria; un dentista che sganasciava un povero contadino, leva il dente e non  pagato; un venditore di rosolii e liquori cade tra i suoi miscugli colorati.
Dietro Marchino corre unintera popolazione urlante. Innanzi a tutti il capo-guardia dallelmo piumato, alla romana, con la daga scintillante al sole.
Se i due fanciulli venissero presi, non se ne troverebbe nemmeno la polvere.
Ma Marchino, a volte i ciuchi sono pi intelligenti di certi birichini, ha la sua idea. Corre allimpazzata, poi, dun tratto, si punta sulle zampe posteriori e abbassa la testa. Saltapicchio e Lumachino vengono lanciati in aria, percorrono una parabola e, fragorosamente, vanno a cadere nella vetrina della Farmacia del papavero.
I due bolidi, imbrattati di medicinali, tagliuzzati, salzano, corrono tra barattolo e barattolo, passano nel retrobottega...
Liquerizia!... liquerizia!, grida Lumachino correndo e agguantando una manata di cannelli neri e lucenti.
La liquerizia  stata sempre la mia passione...
Zucchero dorzo!... zucchero dorzo!...  stata sempre la mia passione.
Saltapicchio mette la mano in un barattolo e, sempre correndo, lancia una lira al giovane di farmacia.
Altro che lira... Ci sarebbe voluto, per tanto disastro farmaceutico, qualche migliaio di lire.
E via... via... via...
Si vede che questi due birichini son destinati sempre a correre; diverranno i campioni mondiali del podismo.
Intanto Marchino sferra calci a tutto andare. La folla sallarga, si sbanda. Soltanto i pi inferociti, tra i quali lantico romano, inseguono quei due terremoti.
Forse Saltapicchio e Lumachino avrebbero sentito, e assai bene, il sapore delle legnate, se correndo per la strada maestra, in una voltata, senza oramai pi fiato, e col cuore che ballava la tarantella, non avessero avuto un salvatore.
Quel salvatore era un carro di sacchi di carbone, fermo innanzi ad unosteria campestre.
I barocciai stavano dentro e, intorno ad una frittata, bevevano litri su litri.
I due inseguiti videro il carro, compresero che poteva essere per loro un rifugio. Dun colpo saltarono, sintrufolarono tra sacco e sacco e, coi musetti neri come tizzi, videro passare innanzi a loro la turba urlante.
...
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Marchino, stanco di sferrare calciate, si volt, e, correndo, riprese la strada verso il Molino delle oche.
Losteria del vino oppiato
Saltapicchio e Lumachino stettero sino a notte tra sacco e sacco. I nemici avevano girato tutto il giorno pei campi, i barocciai avevano seguitato a bere allegramente: tanto il carbone non si guastava n cambiava colore.
A notte, neri come africani, si confusero nellombra. Erano due tizzi, erano due cannelli di liquerizia in cammino.
Dammi un po di liquerizia,, chiese Saltapicchio a Lumachino.
Volentieri, ma favoriscimi prima un po di caramelle allorzo: sono la mia passione.
Lho terminate.
Guarda... guarda; come si va daccordo. Anchio ho succhiato tutta la liquerizia. Lho fatto per schiarire un po la voce.
Intanto i due ragazzi sallontanavano da quei luoghi dove crescevano troppi bastoni.
Andavano verso la citt.
Dopo una buonora di cammino, vista una piccola osteria, dondolava di fuori una lanterna, entrarono per mangiare qualcosa. Avevano fame... sempre fame... Malattia comune a quasi tutti i ragazzi.
Stava al banco, mezza addormentata, tra due gatti bianchi e neri, la padrona: da una parte, innanzi ad un lungo tavolo, daccanto al fuoco, mangiucchiava un giovanotto.
Buona sera,, salutarono Saltapicchio e Lumachino entrando.
Buona sera,, rispose il giovane guardando attentamente i fanciulli e scoppiando dal ridere., Abbiamo due scimmiotti africani.
Lostessa sollev il viso e guard da un occhio solo, che era guercia e, sbadigliando, chiese:
Che cosa volete, a questora, in questo posto, brutti musi di carbone?
I due fanciulli si guardarono allora e risero abbondantemente.
Cara padrona,, disse poi Lumachino,, non c da fare tante meraviglie per due musi neri. Domani mattina dobbiamo trovarci in citt; chiediamo qualcosa da mangiare e un po di riposo.
Il giovane, con un ciuffo uscente di sotto il berretto, sera avvicinato allostessa. Parlava sotto voce e ammiccava.
Va bene... E che cosa andate a fare in citt, cari musetti di cioccolato?
Curiosa, la signora!, esclam Saltapicchio. E Lumachino subito dappresso:
Daltronde non c nulla di male, cara signora... signora...
Rosmunda...
Ah, quella del teschio... Rallegramenti!... Cara signora Rosmunda, andiamo in citt perch io e mio fratello dobbiamo entrare in convitto.
E soldi ne avete?
Abbiamo venti lire, e mi pare...
Basta... basta... sedetevi e mangiate.
Il giovinastro dal ciuffo seguitava a parlare sottovoce allostessa e continuava ad ammiccare, a far locchietto.
Laltra non lo faceva, perch guercia come era, sarebbe restata con tutti e due gli occhi chiusi.
Rosmunda port un bel piatto di cavolo ai due fanciulli.
Il cavolo,, disse subito Lumachino, non  proprio la mia passione, ma con la fame che mi accompagna lo mangio lo stesso.
Il giovane del ciuffo sera intanto avvicinato a loro ed aveva, da una specie di zaino, cavato fuori un organetto. Gir il manubrio e rallegr i presenti con una sonatina.
Bravo!, fece Saltapicchio.
Vi piace, signor?
Moltissimo.
E allora sentite questa.
E gi unaltra suonata.
Era una vera accademia musicale.
Lumachino trasse di tasca un ventino e lo dette al suonatore.
No... no, protest il giovane, non accetto nulla... tra amici... nulla nulla. Basta un bicchiere... Rosmunda... Rosmunda... di quello... di quello.
E Rosmunda venne e port di quello, e port anche dei salsicciotti allaglio.
Ah questi s che sono la mia passione!, esclam muso nero.
E pare che fossero anche la passione del compagno, perch se ne papparono una mezza dozzina.
Mangiando bevevano. Il suonatore dava da bere. Aveva riempito anche il suo bicchiere, ma non beveva. Suonava e suonava... e suonava cos bene che Saltapicchio e Lumachino,, erano sempre gli stessi quei due benedetti figliuoli,, riempita oramai la pancia, vollero provare un salterello. Il salterello cos allegro, cos in uso tra i contadini.
Il giovane suonava. Era adesso una vera ridda di note acute.
I due birichini salzarono, si presero per mano, e gira pure. Sembravano due africani che ballassero una delle loro indiavolate fantasie.
Non durarono di molto per a girare, che traballarono, si portarono la mano alla fronte, e:
Ohi! ohi!
Ahi! ahi!
Ehi! ehi!
Uhi! Uhi!
Intorno a loro ballava ogni cosa. Una pesantezza insostenibile chiudeva, serrava loro gli occhi. Fecero alcuni passi per avvicinarsi alle panche e caddero pesantemente a terra.
Un minuto dopo dormivano come ghiri.
Rosmunda e il giovinastro li presero, li portarono nella stalla e li misero sopra un carretto.
Domani mattina li lascer laggi al ponte. Intanto vediamo che cosa hanno di contrabbando questi due piccioncini di nido.
Lo sciagurato giovinastro, sogghignando, guard, una per una, le tasche dei due addormentati.
Furono trovate le venti lire.
Ecco la tua parte,, disse il ladro allostessa.
E le consegn cinque lire.
Poco, io...
Taci; non  la prima volta che ti aiuto. Prepara altro vino oppiato, e buona fortuna. Far un sonnellino e poi partir...
Sulla groppa dellelefante
Quando Saltapicchio e Lumachino si destarono, sembravano intontiti ed avevano la testa pesa come se fosse piena di piombo, si trovarono, nuovamente, in mezzo alla strada.
Stentarono un po ad orizzontarsi. Ma, pian piano, riuscirono a riprendere i loro punti cardinali. Innanzi, appena a mezzo chilometro da loro, sorgeva, illuminata dal sole, la citt s lungamente desiderata.
Ah, finalmente!
Ah, mio serraglio!
Si guardarono e si trovarono sempre neri come il lucido da scarpe.
Sar meglio mantenere questa tinta. Viaggiamo in incognito, come i regnanti.
 da consigliarsi: giacch pu capitarci sempre addosso qualche legnata da quelli lass... lass.
E tutto dimenticando innanzi alla vicina gioia, si lanciarono a pazza corsa, mandando allaria le loro grida di vittoria.
Non vedo lora di baciare sulla punta del naso lelefante!
Oh, la zebra non ti piace?
E la tigre che tha fatto?
Ed il leone?
E via.
La strada cominciava ad animarsi; si vedeva che la citt era proprio vicina.
Biciclette, automobili, carrozze, tramvai.
Quasi quasi,, pens Lumachino, grattandosi la punta del naso, quasi quasi una corsa in tram non mi dispiacerebbe.
Neanche a me... i soldi ci sono e
Saltapicchio mand un urlo, un vero urlo. Tastandosi le tasche saccorse che il borsellino era sparito, era volato.
Il povero ragazzo scoppi in pianto.
E Lumachino, piangendo anche lui:
Quanto sei grullo... ohi! ohi!... a piangere... ohi! ohi!... siamo stati tante volte senza soldi... che... ohi! ohi!... ci possiamo stare anche ora...
Ma il serraglio... come faremo a vedere il serra... il serra... il... raglio...
Fatti coraggio., oh, che piangi... ohi! ohi! ohi!... davvero come le donnicciuole...
Il serra... il serra... il raglio...
Lo vedremo... lo vedremo... ugualmente.
Piansero abbondantemente, e le lagrime su quei musi neri facevano tanti rigagnoletti e scoprivano la pelle. Piansero abbondantemente, ma brevemente; ch, terminato il serbatoio delle lacrime, rasserenarono, pian piano, il viso e finirono, nuovamente, col sorridere.
Erano intanto entrati in citt.
Che bellezza!
Non erano mai stati in una citt quei due birichini; tramvai, carrozze, palazzi, monumenti e botteghe.
Stavano a bocca aperta, come due oche.
Ed ecco che da una larga strada savanza un lungo corteo carnevalesco. Innanzi vengono uomini che recano grandi cartelloni con su le immagini di tigri, leopardi, orsi: dietro una fila di servi vestiti in livree scarlatte. Dietro... dietro...
Oh, indovinatelo un po!
Un enorme elefante con tanto di proboscide...
Saltapicchio alz le mani al cielo ed esclam estasiato:
Finalmente ti vedo!
I due birichini corsero fin sotto il naso del pachiderma, come attratti da una calamita, e lelefante li prese, uno per uno, con la proboscide, e leggermente, come se fossero stati fuscellini, li deposit sopra la groppa.
Che li avesse presi per due africani?
Di lass Saltapicchio e Lumachino, tra le risa della ragazzaglia invidiosa di tanta fortuna e di tanto onore, attraversarono, in trionfo, la citt, andando verso la piazza dei divertimenti, ove stava per darsi una rappresentazione.
Saltapicchio toccava la pelle dellelefante ed esclamava:
Non  di cartone,  proprio un elefante, di carne ed ossa...
... e naso.
Chi mi avesse mai detto che un giorno sarei stato trasportato da una s grande bestia!
Lascia stare, non lasciarti impressionare.  una grande bestia che ne porta una piccola.
Non parlare al singolare...
Mentre i due moscerini stavano sulla groppa grigia di quel bestione grosso grosso, tra i cittadini, che dai marciapiedi guardavano sorridendo quei due marmocchi pubblicitari ve ne fu uno che mand un profondo sospiro. Poi si confuse tra la folla, e segu passo passo, attentamente, il pagliaccesco corteo.
Davanti al serraglio
Stavano, finalmente, innanzi al serraglio.
Fatti scendere dallelefante, e messi a terra, ora i due fanciulli guardavano la lunga fila di baracconi. Estatici: veramente estatici.
Pensavano per che non avevano nemmeno un soldino in tasca. Degna punizione di tante birichinate!
Avevano diritto di divertirsi loro che erano fuggiti di casa? No, no, cento volte no.
Nel padiglione centrale, lungo la fila delle baracche, pendevano enormi cartelloni, riproducenti caccie alle belve. Dietro un banco, ricoperto di pellicce, stava una donna vestita di maglia, tutta luccicante di diamanti, ricavati da pezzi di vetro. Sopra di lei, su cerchi di argento, dondolanti, parlavano parole incomprensibili pappagalli dal becco come il naso di pulcinella.
Come parlano bene!
Non si capisce nulla.
Bestia. Parlano in lingua pappagallesca; bisogna poi tradurla in lingua italiana.
Ed ecco, da un organo dalle canne rilucenti, sale una musica assordante; zufoli, tamburi, piatti; mentre escono dallo strumento pupi che ballano ed agitano campanelli.
Oh bello! Oh bello!
Ora i due carbonari stanno a bocca aperta. Quella  veramente la piazza delle meraviglie.
Ed ecco che dallinterno sode venire un ruggito.
Saltapicchio sta per darsela a gambe.
Fermati, pusillanime.  la voce del leone.
A quel ruggito rispondono altri ruggiti.
Hanno fame!
Esce ora innanzi al padiglione principale un uomo dalla giubba fiammante, decorata da alamari bianchi: ha lo scudiscio in mano, i pantaloni di pelle bianca, i lucidi stivaloni alla scudiera.
 un generale...
Taci; non farti sentire.  il domatore.
Dietro di lui stanno due damigelle che tengono posati sul collo e sulle braccia due enormi pitoni.
Corpo duna pipa rotta, che serpenti!
Sono anguille di terra.
Il domatore, finito il rintronare della musica, invita ora il pubblico alla rappresentazione.
Siniori mai essere stato veduto serrallio pi grante, pi meravilliosamente belo.
Parla come Franz!
Vetrete il leone Sultano, quello che manci la testa al mio pretecessore: vetrete la ticre del Bengala, la terribile ticre che nellIntia in un sol ciorno mangi dodici persone...
Con tutte lossa?...
Vetrete il pi bel cavallo del mondo la: zepra.
Anche quella!, e gi un sospiro.
La giraffa.
Anche quella!, e fuori un altro sospiro.
Ad ogni bestia che il domatore annunziava i due ragazzi sospiravano come mantici.
Avanti!... avanti!... -chiuse il discorso il grande oratore., Questo essere il vero momento. Essere lora del pasto delle belve. Siniori e siniore due lire; ragazzi e militari una lira.
Saltapicchio e Lumachino si misero nuovamente le mani in tutte le tasche e visitarono e frugarono: niente soldi. Lumachino trov soltanto una castagna secca.
La folla saliva la scalinata di legno, e, vociando, spariva, come inghiottita, nel serraglio. Le belve intanto urlavano.
Saltapicchio e Lumachino scoppiarono, come mai avevano fatto in vita loro, in un pianto dirotto. E piangendo si stropicciavano gli occhi con le mani a pugno ed il viso diventava pi nero che mai.
Mentre piangevano e singhiozzavano, sentirono toccarsi sulle spalle.
Si voltarono e mandarono un grido.
Innanzi a loro stava il dottor Carlo.
Caddero in ginocchio, poi, presi dallo stesso slancio damore, saltarono ad abbracciare il loro benefattore.
Fermi... fermi, raccomandava il dottore che voleva essere severo, ma che era gi vinto dalla commozione., Fermi, ch mi sporcate tutto.
Tutto  bene ci che finisce bene
E furono perdonati?
Oh, come si fa a non perdonare a due fanciulli, birichini s, ma di buon cuore?
Ed il serraglio lo videro?
Sicuro. Il buon dottore non seppe punirli tanto crudelmente.
E tornarono alla villa? Sicuro.
Chiesero nuovamente perdono, anche al loro maestro, e promisero di studiare tanto e tanto. Non avrebbero pi fatte scappate di quel genere, tanto pi che erano di molto salate e costose.
Il dottore, dalla Farmacia del Papavero e da tutti gli altri danneggiati dal disastro ebbe una vera pioggia di note che regolarmente pag.
Fra tanto danno, il mugnaio del Molino delloche, volle essere davvero gentile. Regal ai due fanciulli Marchino con tanto di nappe rosse.
Ora Saltapicchio e Lumachino, che hanno messo la testa a partito, nelle ore libere lo attaccano ad un carrozzino e fanno belle e lunghe passeggiate per i viali della villa.
E la Menica?
La Menica ebbe il suo bel chilo di rap. Pianse dalla consolazione nel riabbracciare i suoi pispolini e dagli, dagli, finalmente prese i numeri al lotto: 14... 36... 29.
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FINE.